“La compassione è un miracolo più grande del camminare sulle acque”
In questa umanità si grida allo scandalo perché vengono denunciati i delitti non perché vengono commessi. Quando noi vegetariani esprimiamo la nostra vibrante ribellione per l'ingiustizia sistematicamente perpetrata nei confronti degli animali, i perbenisti, i moralisti della domenica, ci accusano di violenza verbale, di terrorismo ideologico, di urtare la sensibilità di coloro che non la pensano come noi. E come spesso accade, parla bene di fame chi ha lo stomaco pieno; come parla bene di sofferenza quando le vittime sono gli altri.
Essere non violenti non significa non reagire alla violenza, essere concilianti o edulcorati nel denunciare il delitto. La nostra causa in difesa dei più deboli ci chiama a rendere la gente consapevole degli effetti che le scelte alimentari producono agli animali e non solo. La nostra reazione all'ingiustizia causata ad un animale non è diversa dalla reazione per un delitto commesso a danno di un essere umano. La vera violenza è tacere di fronte all'ingiustizia perché, come diceva Martin Luter King, “Non ho paura delle urla dei violenti ma del silenzio degli onesti”. Lo stesso Gesù nei vangeli apocrifi non è forse durissimo nei confronti dei cacciatori: quando li accusa che saranno ripagati con la stessa ferocia? “Maledetti siano i cacciatori perchè areno a loro volta cacciati”.
Perché un uomo che uccidesse un bambino, lo facesse a pezzi, lo arrostisse e poi lo mangiasse verrebbe a buon motivo, considerato un mostro sanguinario, mentre un uomo che uccide, fa a pezzi un agnello, lo arrostisce e lo mangia viene considerato un buongustaio? Qual è il principio e la differenza che fa considerare in modo diverso casi analoghi?
Come definire i pescatori che catturano gli squali per tagliare le loro pinne e gettarli ancora vivi nel mare? No è forse un crimine al pari del taglio delle gambe e delle braccia di un uomo per poi scaraventarlo da un camion sulla strada? La nostra esecrazione è uguale sia che un delitto venga commesso su un essere umano sia su un animale. Chi stabilisce che uccidere un uomo è un crimine mentre uccidere un animale è un'azione legittima? Coloro che ci accusano distinguono tra violenza agli animali e violenza agli umani, mentre per noi le vittime sono tutte uguali davanti alla stessa offesa.
L'uomo non può migliorare se stesso e la sua condizione morale se non è consapevole degli effetti che producono le sue scelte. E gli effetti prodotti sono tremendi. Nell'esprimere cose tremende non è possibile usare gentilezza, garbo: si usa forse edulcorare gli orrori dei nazisti per non urtare la sensibilità dei responsabili? Chi ha la coscienza pulita non ha paura della parole. La verità è sempre preferibile e la verità nel nostro caso è cruda e terribile. Senza offendere l'interlocutore non possiamo esimerci dal dire le cose come sono. Che termini usare per parlare dell'inferno dei mattatoi o dei laboratori di sperimentazione? La nostra è una constatazione veritiera, un dato di fatto che è anche accusa, la stessa accusa che muoveremmo al tuo carnefice se fossi tu la vittima di turno.
Ben sappiamo che un albero non cresce in un giorno; ben sappiamo che se la condanna trattiene una volta su dieci la consapevolezza sprona nove volte su dieci; ben sappiamo che togliere la carne ai ghiottoni sarebbe come togliere gli schiavi ai nobili di un tempo. Ma la nostra è una disperazione repressa perché impotente nei suoi intimi propositi e il nostro esprimerci deve essere misurato perchè questo è ciò che maggiore consente la ricettività dei nostri principi.
di Franco Libero Manco - fonte www.luigiboschi.it
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