
Da http://www.manifestoantispecista.org/web/un-manifesto/
Revisione 12 - Agosto 2012 [La nuova versione del Manifesto antispecista prende il titolo di “Proposte per un Manifesto antispecista”. La versione è liberamente scaricabile in formato PDF all'indirizzo: http://www.manifestoantispecista.org/web/un-manifesto/]
Laverabestia.org sottoscrive il seguente manifesto:
L’antispecismo è il movimento filosofico, politico e culturale che lotta contro lo specismo, l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio veicolata dalla società umana. Come l’antirazzismo rifiuta la discriminazione arbitraria basata sulla presunzione dell'esistenza di razze umane, e l’antisessismo respinge la discriminazione basata sul sesso, così l’antispecismo respinge la discriminazione basata sulla specie (definita specismo) e sostiene che l’appartenenza biologica alla specie umana non giustifica moralmente o eticamente il diritto di disporre della vita, della libertà e del lavoro di un essere senziente di un’altra specie.
Gli antispecisti lottano affinché le esigenze primarie degli Animali siano considerate fondamentali tanto quanto quelle degli Umani, cercando di destrutturare e ricostruire la società umana in base a criteri sensiocentrici ed ecocentrici che non causino sofferenze evitabili, alle specie viventi e al pianeta. L’approccio antispecista ritiene (considerando tutte le dovute differenze e peculiarità):
1) che le capacità di sentire (di provare piacere e dolore), di interagire con l’esterno, di manifestare una volontà, di intrattenere rapporti sociali, non siano prerogative esclusive della specie umana (in base a questi criteri l’antispecismo può essere considerato anche una filosofia individualista, sensiocentrica e painista);
2) che l’esistenza di tali capacità negli Animali comporti un cambiamento essenziale del loro status etico, facendoli divenire “persone non umane”, o conferendo loro uno status equivalente qualora il concetto di persona non risultasse pienamente utilizzabile, opportuno o condivisibile;
3) che da ciò debba conseguire una trasformazione profonda dei rapporti tra persone umane e persone non umane, che prefiguri un radicale ripensamento e un conseguente cambiamento della società umana per l’ottenimento della liberazione animale.
Considerazioni
L’antispecismo è un movimento filosofico, politico e culturale, pertanto chi abbraccia la visione antispecista si adopera per la sua diffusione nella società. L’antispecista si propone di assumere atteggiamenti e comportamenti tali da poter influenzare la società umana (visione politica dell’antispecismo), e quindi si attiva tramite iniziative culturali, sociali e personali per il raggiungimento di uno scopo ultimo: la creazione di una nuova società umana più giusta, solidale, orizzon‐ tale, libera e compassionevole che potremmo definire aspecista (senza distinzioni e discriminazioni di specie) o, meglio ancora, società umana libera. L’attivista antispecista non può quindi considerarsi apolitico, anzi rivendica un suo ruolo politico nella società, in quanto l’azione politica è uno degli esercizi fondamentali dell’antispecismo utili al cambiamento socio‐culturale.
L’antispecismo si oppone allo specismo inteso come pensiero unico dominante nell’attuale società umana concepita come verticale e gerarchica, basata sulla legge del “diritto” del più forte e sulla repressione del più debole, orientata alla difesa dell’interesse personale e del patrimonio, a discapito dei diritti, dell’uguaglianza e della solidarietà nei confronti dei più deboli tra gli Animali e gli Umani. L’antispecismo, per‐ tanto, non è un movimento che intende semplicemente riformare la società umana, ma si prefigge come obiettivo quello di cambiarla radicalmente, eliminandone le spinte discriminatorie, liberticide, violente nei confronti dei più deboli, antidemocratiche, autoritarie e antropocentriche. In una sola parola: rivoluzionandola attraverso l’abbattimento dell’ideologia del dominio che la contraddistingue.
Come l’antirazzismo rifiuta la discriminazione arbitraria basata sulla presunzione dell’esistenza di razze umane, e l’antisessismo respinge la discriminazione basata sul sesso, l’antispecismo respinge quella basata sul concetto di specie.
Le radici culturali, morali, filosofiche e politiche dell’antispecismo sono una naturale evoluzione delle lotte sociali per l’affrancamento dei più deboli tra gli Umani e il riconoscimento dei loro diritti fondamentali (pur presentando singolarità molto importanti che lo distinguono da qualsiasi altra lotta sociale, politica e culturale). L’antispecista, pertanto, non solo si batte per l’eliminazione delle discriminazioni dovute alle fittizie e strumentali barriere di specie innalzate dall’Umano per sottrarsi ai suoi doveri nei confronti della natura e delle altre specie, ma assume come elementi base il riconoscimento dei pieni diritti dell’Umano a prescindere da sesso, orientamento sessuale, condizioni fisiche e mentali, ceto, etnia, nazionalità etc. L’antispecismo deve essere considerato quindi una naturale evoluzione (e non una derivazione) del pensiero antirazzista, antisessista, antimilitarista e, pertanto, si trova in assoluta antitesi con visioni xenofobe, discriminatorie e, più in generale, con il fascismo, l’autoritarismo, e i totalitari‐ smi di qualunque orientamento politico o natura, in quanto fautori dell’ideologia del dominio, dell’oppressione e della repressione.
L’ottica antispecista pur es‐ sendo mutuata anche da quella della lotta per i diritti civili umani, presenta peculiarità e caratteristiche di‐ verse e sostanziali: essa, infatti, non prevede concessioni ad altri (allargamento della sfera dei diritti, o della sfera morale, della polis), ma richiama al controllo delle attività proprie e della propria specie sulla base di principi di equità, giustizia e solidarietà nei riguardi degli altri Animali (ripensamento delle attività della specie umana in base ai doveri nei confronti delle altre specie viventi non più considerate inferiori, ma semplicemente altre: persone non umane, e pertanto popolazioni di persone non umane).
L’apertura all’altro, il riconoscimento dell’alterità comporta quindi che l’azione antispecista si ponga come obiettivo in primis quello della tutela degli interessi degli Animali (in quanto soggetti privati di diritti elementari e naturali e di status privilegiati) e, nel contempo, il pieno riconoscimento dei diritti dei più deboli e svantaggiati tra gli Umani. L’attivista antispecista è moralmente tenuto a impegnarsi nel quotidiano contro ogni tipo di ingiustizia e di prevaricazione nei confronti dei più deboli o svantaggiati, siano essi Umani o Animali. Le attenzioni verso gli Umani, verso l’ambiente e la Terra sono da considerarsi parte integrante della lotta per la liberazione degli Animali, e viceversa. L’antispecismo quindi non può essere considerato abolizionista: non si avanzano richieste di modifiche di leggi, norme e regolamenti, bensì si aspira alla liberazione animale nella sua accezione più ampia del termine.
L’attivista antispecista pone molta importanza alla pratica personale e alla coerenza; conseguenza diretta di ciò è il tentativo di applicare i principi antispecisti alla propria vita quotidiana, soprattutto attraverso la pratica del veganismo etico, del consumo critico (inteso come metodo utile all’allontanamento definitivo dal consumismo), del boicottaggio, riciclo, riuso e riutilizzo di merci beni e servizi, nonché di tutte le altre pratiche utili al raggiungimento del minor impatto possibile sulle altre specie animali, sulla propria e sull’ambiente.
La pratica del veganismo etico è da considerarsi come un fondamentale mezzo per il raggiungimento del fine ultimo dell’antispecismo: una nuova società umana liberata e aspecista capace di rispettare e di vivere in armonia con le altre specie viventi. La pratica vegana etica quindi non è né un fine, né uno stile di vita da seguire, bensì una filosofia di vita che interessa e permea ogni attività quotidiana di chi la adotta, giungendo a modificare ogni rapporto sociale. Il raggiungimento di una società umana liberata sarà ottenibile solo attraverso la lotta per la liberazione. Ogni visione riformista, conservatrice, gerarchica, reazionaria, repressiva o tesa alla tutela della conservazione dello stato di fatto attuale della società umana basata sui privilegi dell’antropocentrismo, è da ritenersi aliena e antitetica alla visione antispecista. Ogni dottrina, filosofia, politica, religione, ideologia fondata sullo specismo e l’antropocentrismo è rifiutata e combattuta dalla nuova visione antispecista.
Il termine vegan, contrazione del vocabolo veg(etari)an che a sua volta deriva dal latino vegetus (vivo) fu coniato in Inghilterra da Donald Watson che, insieme a un gruppo di vegan, fondò la Vegan Society a Londra nel novembre del 1944. Il termine sta a indicare coloro che cercano di escludere tutte le forme di sfruttamento e crudeltà sugli Animali. In altre parole, chi è vegan non solo non mangia né carne né pesce, ma neppure latticini, uova e miele; non indossa capi in pelle, lana, seta o pelliccia; non compra animali, non partecipa ad attività che contribuiscono a sfruttare gli animali, respinge tutte le pratiche umane che prevedono sfruttamento, tortura e/o uccisione di animali quali zoo, circhi, vivisezione, caccia, pesca, feste e corse con animali, etc.
Approfondimenti: Si suggerisce di visionare "La cassetta degli attrezzi"
Alcune altre definizioni utili:
Antropocentrismo
L’antropocentrismo (termine che deriva dal greco άνθρωπος, anthropos, “essere umano”, κέντρον, ken‐ tron, “centro”) è la tendenza – che può essere derivazione di una teoria, di una religione o di una semplice opinione – a considerare l’Umano, e tutto ciò che gli è proprio, come centrale nell’Universo. Una centralità che può essere intesa secondo diversi accenti e sfumature: dalla semplice superiorità rispetto al resto del mondo animale alla preminenza ontologica su tutta la realtà.
Specismo
Lo specismo è una filosofia antropocentrica nella concezione degli Animali. Il termine fu usato per la prima volta dallo psicologo inglese Richard Ryder nel 1970 per riferirsi alla convinzione che gli Umani godano di uno status morale superiore (e quindi di maggiori diritti) rispetto agli altri Animali. L’intento di Ryder consisteva nell’evidenziare le analogie fra lo specismo e il razzismo, dimostrando che le argomentazioni filosofiche per condannare queste due posizioni sono affini. Il termine specismo viene usato comunemente nella letteratura sui diritti animali (per esempio nelle opere di Peter Singer e Tom Regan).
Fra le varie giustificazioni addotte a difesa dello specismo le più comuni vertono sui seguenti fondamenti:
‐ la replica dei meccanismi naturali di lotta fra specie (legge della giungla, catena alimentare etc.);
‐ la concezione di diritto attribuibile soltanto a un Umano raziocinante;
‐ la non consapevolezza di tutti gli Animali della propria esistenza.
In modo del tutto arbitrario, però, lo status morale superiore umano viene esteso anche agli Umani che rientrerebbero in alcune delle categorie sopra citate (o, al contrario, agli Umani che mancano degli attributi di volta in volta strumentalmente utilizzati per giustificare, in positivo, quel particolare status) ma tutelati in quanto appartenenti alla specie umana (per esempio neonati, handicappati mentali, malati in coma). Per i motivi di cui sopra, gli antispecisti ritengono che la morale comune, le istituzioni locali, nazionali, internazionali e sovranazionali, siano contraddistinte da una filosofia specista.
da Manifesto Antispecista
TRUE: Anti-Speciesism = sentiocentrism
Vegan regards.
Saluti
Affermare che l'antispecismo è evoluzione dell'animalismo (termine già specista-antropocentrico etimologicamente, come se l'uomo appartenesse ad un regno esclusivo fuori da quello animale...) è l'errore ideologico più grave.
L'antispecismo considera la biosfera secondo un modello orizzontale: una rete di relazioni di cui l'uomo è un nodo con pari dignità rispetto a tutti gli altri. L'antispecismo porta a un'estensione del rispetto dovuto alla vita umana includendo in esso la totalità degli esseri. NON E' ALTERNATIVO al rispetto dovuto alla vita umana. E' SINCRONO, PARALLELO, CONCETTUALMENTE INDIVISIBILE.
Il concetto di liberazione animale (intesa come liberazione umana e non umana) TRASCENDE la visione dei diritti animali (principale intento dell'animalismo), in quanto la concessione di "determinati diritti" PRESUPPONE il riconoscimento ad una o più specie della facoltà di concedere tali benefici ad altre specie. La liberazione animale prefigura invece degli scenari molto più complessi nei quali le specie senzienti (si parla per l'appunto di animali) siano in grado di poter esplitare le proprie vicissitudini senza danneggiare – o danneggiando il meno possibile – le altre. Pertanto dovrà essere l’Uomo che in quanto tale dovrà operare sulla propria organizzazione sociale per poter permettere la liberazione dell’individuo umano e di quello animale, essendo la società umana l'unica in grado di opprimere tutte le altre specie viventi. La liberazione animale, pertanto, conduce ad una visione rivoluzionaria che comporterebbe profondi cambiamenti sociali. Il concetto di liberazione animale assume quindi una notevole importanza nel cammino antispecista, e può considerarsi come una delle tappe fondamentali per la costruzione di una nuova società umana a-specista che sarà in grado di esistere proprio grazie ai fondamenti teorici della liberazione animale.
Liberando noi stessi, libereremmo anche chi abbiamo schiavizzato.
Il tentativo di voler conciliare ( o meglio di appropriarsi) l'antispecismo con ideologie personali, naturalmente, produce un risultato che scade nel ridicolo.
Se posso permettermi io proporrei questo: lasciamo l'antispecismo nell'ambito in cui è nato sia per fargli acquisire finalmente quel riconoscimento morale che nessuno vuol fargli riconoscere ( in quanto si è impegnati maggiormente a cercare di attribuire all'antispecismo dei significati che non ha, avendo riconosciuto la vera portata rivoluzionaria dell' idea antispecista) e poi, principalmente, per far sì che l'antispecismo possa essere considerato per quello che è, cioè contro lo specismo così come definito dal suo inventore e non attribuendo allo specismo un significato a piacere personale ( questo, ovviamente, per essere veramente da parte degli animali). E consideriamo tutto il resto come conseguenza dell'antispecismo e non viceversa come in questo manifesto; cioè l 'azione antispecista mira dunque nell'immediato alla tutela dei più deboli tra gli umani avendo come fine il pieno riconoscimento dei diritti degli animali non umani. Scusate la brevità dell'intervento.