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Questo è il numero di animali uccisi nel mondo dall'industria della carne, del latte e delle uova da quando hai aperto questa pagina. Questo conteggio non include i miliardi di pesci e altri animali marini uccisi annualmente. Numeri basati sulle statistiche pubblicate da "Food and Agriculture Organization - USA".
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Pubblicato il 17-06-10    Light off
Lettera aperta ai vegetariani

Questa lettera è indirizzata a chi è vegetariano per motivi etici, ma non ancora vegano. Cosa voglio trasmettervi, in queste pagine? Voglio convincervi a diventare vegani, ve lo dico subito. Voglio spiegarvi perché lo sono diventata io, nella speranza che gli stessi meccanismi di pensiero e di empatia funzionino anche in voi.

 

Forse pensate che sarebbe più utile convincere i carnivori a diventare vegetariani, piuttosto. Ovviamente va fatto anche questo, e le facciamo ogni giorno con tante iniziative, ma qui, in questa lettera, voglio comunicare con voi, voi vegetariani, che già sentite, come me, orrore e rabbia al solo pensiero che un animale possa essere ucciso, angoscia e furore per gli allevamenti, i pescherecci, i macelli. Così possiamo ragionare su basi comuni. E questo è un compito altrettanto importante, perché si tratta, anche in questo caso, di salvare delle vite.

 

Io sono stata vegetariana per nove anni. Non vi spiego i motivi, perché sono gli stessi vostri. Credevo che non sarei mai diventata vegana. Non è necessario, pensavo. Quello che voglio è non uccidere. E consumando latte e uova non si uccide nessuno. E' vero che c'è dello sfruttamento dietro gli allevamenti di galline ovaiole e mucche da latte. Ma il problema, allora, è cambiare i metodi di allevamento, di trattamento degli animali.

 

Non è la produzione in sé di latte e uova, il problema. E' il metodo. Quindi, in linea di principio, mangiare questi alimenti non è sbagliato. Perché, comunque, non uccide. Devo dire che forse, anche fosse vero che il consumo di latte e uova non uccide gli animali, questo ragionamento non sarebbe stato molto valido, perché occorre comunque dissociarsi e non contribuire allo sfruttamento, quando esiste. Ma questo è quel che pensavo, e ne ero convinta. Forse anche molti di voi ne sono convinti, e, per essere più in linea coi propri principi, consumano solo uova di galline allevate a terra, o di piccole fattorie, e latte di allevamenti non intensivi.

 

Purtroppo, purtroppo per gli animali, intendo, questo non basta, perché c'è un problema in più: non è "solo" una questione di sfruttamento. Ma di uccisione. Perché anche il consumo di latte e uova implica, necessariamente, l'uccisione di animali. Non gli stessi individui che producono questi "alimenti" (o almeno, non subito), ma loro simili, i loro figli, che devono morire affinché questa produzione sia possibile. E' matematicamente, statisticamente, economicamente impossibile produrre latte e uova senza uccidere un altissimo numero di animali. Vi spiegherò ora perché. Per cui, alla fine, se avete scelto di essere vegetariani per non uccidere dovete, per lo stesso motivo, diventare vegani. Il motivo è identico, quindi è una decisione facile da prendere, perché ci siete già passati una volta. Siete già convinti della sua validità.

 

Mi concentro sul fatto dell'uccisione proprio per questo: si trattasse solo di sfruttamento, uno potrebbe sempre scegliere di usare prodotti di allevamenti non intensivi (il che significherebbe comunque, se si è coerenti, limitare molto il proprio consumo, renderlo minimale, perché gli allevamenti non intensivi non possono certo fornire prodotti a tutta la popolazione della Terra, nella quantità oggi considerata abituale). Ma si tratta invece di morte. E, come vegetariani per motivi etici, siete di sicuro già convinti che non sia lecito UCCIDERE gli animali. Perciò, punto su questo.

 

Perché produrre uova significa uccidere animali? Sentiamolo prima dalle parole di un allevatore di galline ovaiole. Vediamo qual è la realtà. I fatti, solo i fatti. E vediamo di tradurre questo esempio in una regola generale.

 

MUCCA PAZZA: SOS SMALTIMENTO IN DISCARICA PER PULCINI MORTI (ANSA) - ASTI, 3 FEB 2001 - Preoccupazione per lo smaltimento in discarica di quintali di pulcini morti, prima destinati alle industrie produttrici di farine animali, è espresso dagli allevatori dell'astigiano. L' SOS viene, in particolare, dall'azienda "Valversa" di Cocconato dove c'è il più grande impianto italiano di incubatrici per pulcini. "Ogni settimana - spiega Valerio Costa, uno dei fratelli titolari dell'azienda - dalle nostre incubatrici nascono 260.000 pulcini. Circa metà sono femmine e vivono per diventare galline ovaiole, l'altra metà maschi e vengono uccisi". Ogni settimana, dunque, tra pulcini morti e gusci d'uova, circa 300 quintali di scarti riempiono almeno 2 autocarri che, fino a quindici giorni fa, erano destinati alle fabbriche per le farine animali a un costo di 30 lire al chilogrammo. Adesso il sindaco di Cocconato, Carlo Scagno, dopo aver sentito tutte le autorità sanitarie regionali, ha emesso un'ordinanza che consente lo smaltimento nella discarica torinese di Basse di Stura per una spesa di circa 1.000 lire al chilo. "Non sappiamo - ha aggiunto il sindaco - fino a quando la discarica torinese potrà accogliere questi rifiuti speciali". D'altra parte "nell'azienda - afferma Costa - si lavora a pieno regime. Bloccare le incubatrici che ogni 21 giorni fanno nascere oltre un milione di pulcini e bloccare l'allevamento di oltre 50 mila galline che producono uova per le incubatrici, sarebbe un disastro". (ANSA).


Che cosa si ricava da questo, in sostanza? Che, mediamente, al fine di far nascere una gallina ovaiola, un pulcino maschio viene ucciso. Nella maggior parte dei casi viene ucciso subito, tritato, soffocato, gasato. Questo è il caso più "fortunato" per lui. In alcuni altri casi, vive qualche settimana per poi essere macellato come pollo. E questo vale ovviamente anche per le galline dei piccoli pollai a conduzione familiare o amatoriale. Anche per quelle galline che non finiranno mai macellate (come invece finiscono macellate quelle ovaiole degli allevamenti intensivi, in gabbia o a terra che siano, a fine carriera). Se in un pollaio ci sono anche solo cinque galline, da qualche parte saranno nate, no? Non ci sono di certo anche cinque galli, lo dice pure il proverbio... Al più, un gallo. E gli altri quattro, che statisticamente devono essere nati per poter aver le cinque galline femmine? Uccisi. Da qualunque posto venissero le galline. Questa è solo logica, e statistica.

 

Veniamo al latte. Perché la sua produzione comporta l'uccisione di animali (a parte le mucche da latte stesse, a fine carriera)?

Un esempio, dal mondo reale della produzione della mozzarella di bufala, una testimonianza di prima mano (apparsa in una mailing list a diffusione pubblica):

 

12 marzo 2002 - Il 12 di febbraio ultimo scorso, tornando a casa, ho intravisto una grande macchia scura sul bordo della strada. Avvicinandomi, ho visto che "la cosa"... era un bufalotto di alcuni giorni, ancora vivo. Devo dire che diverse volte negli anni mi è capitato di vedere carogne di bufalotti nei campi e lungo le strade, e ho sempre pensato che fossero morti di malattie perinatali. Ho segnalato il fatto all'autorità competente che è intervenuta per rimuovere la carcassa. Ma questa volta non si trattava di un cadavere, era un animale vivo. Un bufalotto maschio, senza marca nell'orecchio, senza padrone. L'ho caricato in macchina e l'ho portato a casa. Ho chiamato subito il Servizio Veterinario il cui responsabile ha detto che posso tenerlo per farlo crescere, perché probabilmente è stato abbandonato essendo un maschio. Allora i maschi vengono abbandonati? Si, mi è stato risposto, è l'abitudine in zona. Per legalizzarlo sono andata ai Carabinieri per fare la denuncia di "ritrovo". Anche il Comandante "sapeva": i maschi si uccidono, si lasciano lungo le strade, è "normale", non servono, non danno latte. Si parlava di soffocarli buttando la paglia in gola... Con il Servizio Veterinario abbiamo fatto i calcoli: circa 15.000 bufalotti maschi all'anno "non nascono" ufficialmente. Ma devono essere nati, perché la natura procura l'equilibrio: nascono tanti maschi come femmine. E se sono iscritti 40.000 bufali femmina devono essere minimo 15.000 i maschi che "spariscono". Ho sentito di altri "metodi" di uccisione: la maggior parte degli allevatori semplicemente lascia morire di fame i neonati, cioè li allontanano dalla mamma subito dopo il parto e non danno più attenzione. Muoiono! Basta! Ci sono quelli che li sotterrano vivi e ci sono quelli che li buttano nella fossa del letame. Qualche allevatore locale cresce i bufali maschi per la carne. Una percentuale molto bassa. Per il resto, per continuare a produrre mozzarella di bufala si dovrebbe organizzare una raccolta dei piccoli appena nati per portarli ai macelli.


Al di là dell'esempio specifico, per far produrre latte alla mucca occorre farle partorire un vitellino. Uno ogni anno, o ogni due, in ogni caso, se il vitellino è maschio non potrà vivere come "mucca da latte", perciò vivrà qualche mese e poi verrà macellato. I bufaletti fanno la stessa fine dei pulcini, ammazzati, o lasciati morire, appena nati. I vitellini invece vengono abitualmente mangiati, perciò vivono qualche mese per mettere su carne.

 

In conclusione, non è pensabile che possano essere mantenuti "a sbafo" animali improduttivi (i maschi). Anche nei piccoli allevamenti. Significherebbe raddoppiare i costi. E se mai gli allevatori e i consumatori diventassero così (e comunque ADESSO non lo sono e quindi ADESSO latte e uova implicano morte) tanto sensibili al benessere degli animali da consentire agli animali maschi di vivere... credete davvero che non sarebbe più probabile che si arrivasse invece a una semplice rinuncia a quella piccolissima quantità di prodotti animali che allevamenti di questo genere consentirebbero di ottenere?

 

Mi sembra così dimostrata, in termini logici, e in termini empatici (con i due esempi sopra riportati, che non possono non far inorridire un vegetariano), la necessità di diventare vegani. Il perché queste ragioni non siano immediatamente visibili non lo so, io stessa ci ho messo nove anni a rendermene conto. E ora sono vegana da cinque anni. Una volta scoperti i motivi, quale può essere la remora a diventare vegani? Solo qualche problema pratico in più. Maggiore difficoltà nel mangiare fuori casa. Minore scelta di cibi, e quindi qualche dubbio sul "ma cosa posso mangiare???"

 

Perplessità sull'aspetto salutistico no, perché è noto che latte e uova di certo non fanno bene, anzi. Piuttosto, il non voler rinunciare alla mozzarella così buona o all'omelette alle verdure. Però... ci siamo già passati una volta, nella transizione da carnivori a vegetariani. E ce l'abbiamo fatta. Possiamo farcela anche questa volta. Dopotutto, questi sono gli stessi motivi che adducono i carnivori nel non voler diventare vegetariani. E noi, da vegetariani, non li accettiamo, vero?

 

Attenzione: è vero che facciamo già molto come vegetariani, e non possiamo essere perfetti, che non ridurremo mai a zero il nostro impatto negativo sul mondo e sugli animali, però... queste non possono essere delle ragioni per non fare il più possibile il prima possibile. Una volta che ci rendiamo conto del perché sia giusto e necessario.

 

Datevi tempo. Ma iniziate a pensarci. Grazie.

di Marina Berati - http://www.veganhome.it/vegetariani/lettera-aperta/


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   7 commenti inseriti
lunadimetallo
Io sono stata vegana per un mese, poi ho ripreso ad essere solo vegetariana perché mi sentivo un pò debole; comunque sia il LATTE e le UOVA non li mangio proprio, mi fan venire la nausea al solo pensiero, mentre con il FORMAGGIO ho meno difficoltà.
Nonostante questo sto facendo del mio meglio per nuocere loro il meno possibile!
Volevo dire a "lallakanam" che quando scrive "allevamenti rigorosamente a norma" non è detto che la norma sia una cosa basata sull'etica. Ci sono norme che regolano pratiche ORRIBILI, quale l'esistenza stessa degli allevamenti intensivi! Ho capito quello che voleva dire, però le norme non garantiscono quasi nulla visto che sono proprio le leggi italiane a volere tutto ciò per gli allevamenti.
lisa80
Nel mio piccolo credo di fare abbastanza,nel mangiare vegano,utilizzare detersivi e cosmetici bio senza ingredienti di origine animale,ecc...Non ho mai insistito con nessuno sul diventar vegetariani/vegani,ho sempre detto che deve essere una scelta nata dal cuore e quindi una cosa che si sente senza obblighi.Se è forzata chiaramente va a morire.Solo che molta gente non ce la fa...Non tutti però non vorrebbero il cambiamento,credo sia più una forma di pigrizia o non c'è abbastanza volontà di cambiare.Ad esempio tanti mi dicono che mangiano la fetta di carne già cotta e pronta sul piatto,ma pensare di uccidere l'animale proprio non passa loro per la testa,non ce la farebbero mai.Dimostrazione di come non si vuole rinunciare/cambiare veramente...A queste persone forse servirebbe vedere certi filmati,perchè le parole non bastano....
Gaspare
Non passate la vita chiedendovi cosa fanno gli altri. Chiedetevi cosa potete fare voi.
Chi ti dice che una cosa non si può fare... ha un solo unico interesse: che quella cosa non la si faccia.
Gaspare
lallakanam la lettera è indirizzata ai vegetariani infatti, come spunto di riflessione, e non agli "onnivori".
Per il resto, impossibile è niente... Tom Regan, tra i più grandi esponenti dell'etica e dei diritti animali, prima di intraprendere il suo cammino era un MACELLAIO.
Dire che è impensabile smettere di mangiare care di punto in bianco, dimostra solo che lo è soltanto per chi afferma questa frase. O si capiscono concetti di oppressione e sfruttamento, e si smette, o non lo si capisce perchè non lo si vuole capire e non si smette. E' una questione di volontà e predisposizione al cambiamento, spinta da sentimenti di empatia e rispetto della vita. Tali congezioni, se e qualora nascessero o si risvegliassero in qualcuno, non possono ammettere vie di mezzo o moderazioni, ed essere parzialmente empatici mangiando 500gr di carne alla settimana invece di 1kg, banalmente per esempio.
lauretta76
io invece vorrei fare una correzione all'articolo ...la frase"il vitellino vivrà qualche mese prima di essere macellato" è inesatta...I mesi che precedono la macellazione non si possono chiamare "Vita",il vitellino rimarrà chiuso in uno spazio angusto senza luce nè possibilità di muoversi,in modo che la sua carne sia più tenera,atrofizzando i muscoli e nutrito solo con latte,atrofizzando pure lo stomaco...faccio questa precisazione nel caso a qualcuno non bastassero le motivazioni dell'articolo per passare a una dieta vegana.Grazie Marina,anch'io ci ho messo tanto,ma alla fine ci sono arrivata..è come un "click",che ti scatta dentro,e da un giorno all'altro ti cambia la vita,in meglio,ovviamente...Cara lallakan,il punto non è FAR DIVENTARE gli altri vegetariani o vegani,il punto è informarli delle conseguenze delle loro scelte alimentari,in modo che si rendano conto da soli,e da soli SCELGANO di cambiare..Sono l'ignoranza,la diffidenza l'indifferenza e l'egoismo, i veri nemici degli animali!
lallakanam
Io credo che sia impossibile far diventare certa gente vegetariana, figuriamoci vegana...secondo me il punto da cui si deve partire è quello che porta tutti, vegetariani e non, a mangiare uova solo ed esclusivamente provenienti da allevamenti all'aperto e consumare latte e latticini derivanti da piccoli allevamenti rigorosamante a norma. Oltre ciò si dovrebbero eliminare dal commmercio tutti quei prodotti NON alimentari ottenuti con la morte (giubotti, borse, scarpe in vera pelle, pellicce, gioielli di corallo, oggetti in avorio ecc) o la sofferenza (piumini, capi in lana d'angora ecc) degli animali. Già questo sarebbe un buon punto di partenza....chiedere alle persone di smettere di mangiare carne o, più in generale, derivati animali di punto in bianco è impensabile....cerchiamo di fare un passo alla volta.
lisa80
Io aggiungo anche che le mucche,per far produrre il latte,devono essere sempre in cinta,perchè soltanto quando c'è il vitellino possono allattare...Questo sfruttamento fa si che queste povere bestie invecchino prima del tempo e quindi che vengano abbattute entro poco,mediamente tre anni mi sembra...
Io sono vegana,però tante volte mi capita di sentire:"Ma le galline di casa son libere di andare ovunque per i prati!Son uova sane!E vengono lasciate in vita fino a che non producono più uova."Ok,vero il discorso che non c'è maltrattamento e trattamenti industriali,però si tratta sempre di un alimento di derivazione animale e quindi acido,con tutte le conseguenze che non serve elencare,già le conosciamo....Perciò,quello che intendo,nel momento in cui non ci dovrebbero essere ragioni etiche,ci sono sempre e comunque quelle relative alla nostra salute.Almeno,il vegano completo lo sa!!!
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