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Questo è il numero di animali uccisi nel mondo dall'industria della carne, del latte e delle uova da quando hai aperto questa pagina. Questo conteggio non include i miliardi di pesci e altri animali marini uccisi annualmente. Numeri basati sulle statistiche pubblicate da "Food and Agriculture Organization - USA".
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Pubblicato il 24-01-12    Light off
Impegno coerente o tentativo per attirare l'attenzione?

Qualsiasi buon animalista italiano ben informato, avrà certamente saputo della partecipazione di Elisabetta Canalis quale testimonial per la ormai fissa (e menomale) campagna PETA contro le pellicce.




Fin qui tutto bene. Al di là dei moralismi, la Canalis non è certamente stata l'unica né, tantomeno, la prima, testimonial per la PETA o per altre organizzazioni animaliste, a posare senza veli contro le pellicce. A dirla tutta non è nemmeno la più famosa, benché di testimonial sconosciute che si sono denudate non solo contro le pellicce, si perde il conto. Non ritengo dunque criticabile la cosa, anzi, ben venga che la bellezza estetica finalmente entri in sinergia con un impegno concreto ed encomiabile e porti la gente a sensibilizzarsi verso la questione pellicce, anche se a dirla tutta, credo che gli scatti siano stati più una gioia per il pubblico maschile anziché per quello femminile, da sempre oggetto delle campagne pubblicitarie delle case di moda. In ogni caso, tutto fa brodo e il fine giustifica i mezzi. Speriamo che sia servito a qualcosa...


Bé, sinceramente a qualcosa è sicuramente servito. Non ho sottomano i dati completi della vendita di pellicce per l'inverno 2011-2012 (anche perché la stagione fredda è ben lungi dal concludersi), ma non credo che ci troveremo davanti ad un significativo calo delle vendite grazie all'impegno della Canalis. Certo, non possiamo pretendere che tutto cambi dall'oggi al domani!


Tuttavia mi sorgono dei dubbi. Dopo mesi di silenzio stampa e di assenza dai giornaletti di gossip, ecco che la canalis rientra in grande stile, non con un nuovo famoso fidanzato, non con un nuovo film, non con un nuovo vestito lussuoso a qualche premiazione, bensì con delle immagini osé (saranno pure a fin di bene ma osè rimangono) per un nobile proposito, mettendo così a tacere i giornalisti di pettegolezzi, i critici di film o di moda e perfino i moralisti! Non ho voglia di fare un processo alle intenzioni alla Canalis, ma la coincidenza è sospetta. Poi, per carità, nessuno vuole sindacare sui suoi reali motivi o su quelli supposti.


Se non fosse che, da qualche settimana, improvvisamente, la possiamo ammirare in tutta la sua bellezza make-uppata, su riviste e televisioni, come testimonial della nuova linea Pantene. Pantene, non occorre dirlo, è una marca della multinazionale Procter&Gamble, una delle più bersagliate ed odiate dagli animalisti (che, in quanto animalisti dovrebbero essere anche antivivisezionisti).

 

Va bene che Elisabetta Canalis non si definisce animalista in senso stretto (e allora in che senso?), ma qui l'ipocrisia è lampante. Lasciamo perdere le ipotesi che ci vengono in mente sul fatto che si è fatta pubblicità dopo mesi di assenza dai rotocalchi, grazie ad una campagna di sensibilizzazione, e lasciamo pure perdere il fatto che la Pantene deve averle dato bei soldoni per la sua apparizione, come se non bastasse il fatto che la pubblicità ad un prodotto, fa pubblicità anche al suo testimonial (e pare che anche il suo ex Clooney lo abbia capito). Quindi mi limito a considerare le sue parole nel video sopra: dice di volersi impegnare nella campagna contro le pellicce dopo aver visto un documentario in tv, le cui immagini l'hanno lasciata talmente scossa che ha deciso che non avrebbe mai indossato una pellicce (ma per la pelle come la mettiamo?). Non possiamo certo sapere di che documentario si trattasse, ma mi suona strano che, con immagini talmente forti, fosse stato messo in onda in televisione. In ogni caso, se è servito allo scopo, va bene così.


Mi chiedo invece se si è mai premurata a vedere qualche documentario su come vengono effettuati i test sugli animali; test che, purtroppo, sono all'ordine del giorno non solo in campo farmaceutico, ma per ogni sostanza con cui veniamo a contatto, dallo shampoo al detersivo per piatti o pavimenti, dal dentifricio al disincrostante per wc, dalla vernice all'inchiostro delle penne e via dicendo.


Forse sarebbe il caso che lo vedesse un video contro la vivisezione, così magari la prossima volta ci pensa su prima di passare in pochi mesi da testimonial contro le pellicce a testimonial a favore di un prodotto testato su animali.


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   2 commenti inseriti
Sekhmet
Lisa, dici bene, infatti ero piuttosto ironica a riguardo, anche se forse l'ho mascherato bene, eh eh! Ma figuriamoci se una campagna che mercifica (come se non bastasse già tv e internet) il corpo di una donna (che sarà anche bella, per carità, ma non implica automaticamente che debba metterlo in mostra), possa davvero aiutare la causa contro le pellicce. E visto che sono le donne (alcune, almeno) le destinatarie delle pubblicità di indumenti con pellicce, sarebbe più utile se, rimanendo sulla linea della PETA, la campagna fosse fatta da uomini. In ogni caso, però, nemmeno io vedo l'utilità di queste campagne. Ricordo che, non molto tempo fa, sempre per PETA, Shirley Manson e Sophie Ellis Bextor non si sono certo spogliate! E di sicuro, quelle foto erano molto più d'effetto. Questo per dire che non è certo con l'immagine di una donna (ma nemmeno un uomo) nuda che si ottengono dei risultati concreti. Io, personalmente, se fossi una lobotomizzata fashion victim, non mi farei certo convincere da qualche scatto osè, né maschile né, tantomeno, femminile. Bisogna agire in altri modi e non cercare la facile scappatoia del nudo perché fa scalpore (e pubblicità alla persona che si presta agli scatti, vedasi esempio Canalis).
E tanto per riconfermarti che sono d'accordo con te, cito la descrizione che una mia cara amica ha fatto all'immagine che ho fatto per l'occasione: "Eccola qua la velina con i capelli visibilimente sani e con la coscienza visibilmente assente". (qui c'è il link all'immagine, spero si visualizzi: http://laverabestia.org/all_member_foto.php?uid=2428&code=4#middle non è niente di che, ma mi sembrava doverosa).

Poi, vorrei dire un'altra cosa che ho già detto altrove: lo slogan sulle immagini della Canalis che si improvvisa animalista, recita: "Sentitevi a vostro agio nella vostra pelle e lasciate agli animali la loro". Vorrei capire perché, secondo la Canalis, solo volpi, visoni, cincillà e altre creature comunemente considerate "da pelliccia", sono animali, mentre il vitello che è diventato il suo paio di scarpe, il maiale che è diventato il suo cappottino strimizito o il coniglio che borda la sua giacca, non sarebbero animali. Una logica alquanto bizzarra, no? Se dici "lasciate agli animali la loro (pelle)", allora anche vitelli, maiali e conigli hanno il diritto di avere la loro pelle addosso. Ma come hai ben sottolineato tu, la Canalis non brilla per intelligenza (brilla grazie ai lustrini del make-up certamente testato), difatti è una grande amica dello stilista Roberto Cavalli, lo "stilista delle pellicce", che di certo nel suo lavoro si serve di qualunque animale, cavalli, appunto, inclusi.
lisa80
Non mi trovo per niente d'accordo:da quando la bellezza estetica può essere utile in situzioni così disastrose?Non fa altro,come è stato detto nell'articolo per altro,che attirare i soliti guardoni.Non è quello il pubblico a cui bisogna rivolgersi;sarà uno su mille che veramente si interesserà alla causa e mi sembra un po' scarso come risultato,anche se si considerano i milioni di persone che han visto la campagna.Meglio fare una campagna SERIA rivolta a gente SERIA;sarebbe molto più credibile e convincente.Senza contare che l'ha fatta proprio la Canalis!!la quale non è conosciuta perchè brilli di acume intellettuale o altri particolari capacità artistiche... Sempre lo stesso articolo dimostra la sua totale indifferenza,visto che poi è passata alla concorrenza...quindi la campagna contro le pellicce ha perso di ogni valore.
Un esempio pratico:io lavoro in un negozio di abbigliamento naturale.Le persone che vengono dentro,oltre a soffrire di allergie,sono davvero interessate al prodotto,pubblicizzato come merita.
Non c'è nessuna necessità di queste cavolate...
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