POTERE VEGANO!
di Walter Bond
Il consumismo condiziona pesantemente la nostra etica e i nostri comportamenti, anche quelli di chi si professa progressista, liberale o addirittura anarchico. La propaganda dei media ci porta a ragionare in termini di profitto, anziché di principi. Per esempio, molte persone che ho conosciuto personalmente, nel momento in cui abbracciano il veganismo, amano considerare l'impatto di questa scelta come una tipologia di attivismo. Le criticità di questa considerazione sono evidenti: più di una volta ho fatto notare che “Per ciascuno di noi che abbraccia il veganismo, 100.000 neonati vengono educati a ingurgitare dei pezzi di cadavere”. Detto questo, il veganismo rimane pur sempre un punto di partenza fondamentale oltre che un imperativo morale. Ragionando in termini puramente teorici, se tutti passassero ad uno stile di vita vegan, le aziende che si fondano sullo sfruttamento animale non esisterebbero più. Questo è ciò che Bertrand Russell definisce “verità universale” nel suo libro “Perché non sono cristiano”. In questo libro dice “Se puoi prendere un comportamento ed estenderlo indefinitamente (in un contesto sociale), allora quel comportamento è una verità universale”. Da un punto di vista elementare, è moralmente sbagliato utilizzare il cadavere o altri prodotti dello sfruttamento di qualsiasi essere che abbia interesse a vivere libero dalla schiavitù e dalla sofferenza; le circostanze entro cui eserciti questa prevaricazione non contano.

Consumare i prodotti della schiavitù animale è moralmente offensivo sia che tu lo faccia dallo scaffale di un supermercato, sia prendendoli da un cassonetto. Mangeresti i cadaveri smembrati di qualche bambino se te li trovassi nella spazzatura? Se la risposta è no, perché? Sarebbe comunque uno spreco. Oltretutto, non avendoli acquistati non ti saresti reso complice del perpetrarsi del loro sfruttamento. Non li mangeresti semplicemente perché è sbagliato partecipare alla loro riduzione ad oggetti per qualsiasi ragione che non sia lo star morendo di fame. Esattamente come la schiavitù e il razzismo sono comportamenti sbagliati anche se ritieni che il tuo prenderne parte non stia incentivando il fenomeno. O se pensi che la tua non-partecipazione stia combattendo il problema. Lo specismo si manifesta sotto molteplici forme passive, la prima di tutte nella nostra società dei consumi è il “freeganismo”. Siamo vegani perché il problema è intrinseco all'utilizzo degli animali, non riguarda semplicemente le modalità di questo sopruso. Appena lasci un varco aperto nella mercificazione interspecifica, hai spalancato un vaso di Pandora.
Ma allora, perché è sbagliato usare altri individui come cibo, intrattenimento, abbigliamento, cavie da vivisezionare, etc? Qual'è la ragione che ci spinge a portare avanti la nostra ideologia del “lasciar vivere”? La ragione è semplice: “I tuoi diritti finiscono dove iniziano quelli di qualcun altro”. Contrariamente a quanto avviene nella nostra società incentrata sul consumatore, il fatto che tu abbia il desiderio di qualcosa non significa che tu abbia il diritto incondizionato a soddisfare quel desiderio. Il potere di acquistare qualcosa non rende tutto passibile di essere venduto. Gli animali hanno il diritto di vivere la loro vita liberi dalla tirannide umana. Tutto ciò che supera la linea invalicabile del rispetto, non è un diritto; è una capacità, e non dovrebbe essere tollerata o difesa come se fosse un principio. Ecco perché il diritto di un animale a vivere o ad essere difeso con ogni mezzo necessario viene prima della capacità di un'azienda a lucrare sul loro sfruttamento o sulla loro morte. “I tuoi diritti finiscono dove iniziano quelli di qualcun altro” è anche la ragione per cui non è mai accettabile la decisione consapevole di utilizzare prodotti animali. Chiaramente, l'unica eccezione è la totale inedia o se letteralmente non hai nessun'altra scelta. Ma in quel caso non stai facendo una scelta di consumo, stai scegliendo tra la vita e la morte per fame. Tutt'altro discorso il rovistare nella spazzatura di un PizzaOk o mangiare creature morte ammazzate a Natale perché scegli di rispettare una tradizione anziché la vita di una vittima innocente dell'ingordigia umana.
Il diritto degli animali ad essere lasciati in pace viene prima di qualsiasi tradizione o abitudine umana. Più di una volta mi è capitato di promuovere o difendere il veganismo come uno stile di vita naturalmente superiore e sentirmi contrapporre la “confutazione dell'indigeno”. In sintesi, questa confutazione sarebbe la seguente:
Tu dici - “Le persone devono diventare vegan!”
Ti rispondono - “E le popolazioni indigene? Perché dovrebbero piegarsi a questa ideologia occidentale? Perché dovrebbero modificare ulteriormente la loro cultura già fin troppo stuprata dalle convinzioni dell'uomo bianco?”
Questa è la versione in parole povere, in realtà la confutazione dell'indigeno è molto più complessa. E la condivido al 100%! Peccato che quasi tutti quelli che portano questo argomento non abbiano nessun reale interesse a difendere i diritti delle popolazioni tribali quanto piuttosto cercano semplicemente di mettere sullo stesso piano il veganismo e il razzismo. Che io sappia, gli occidentali non vanno nella foresta amazzonica o nell'Artide per imporre ai nativi le polpette di seitan o il tofu. Oltretutto, non ho niente contro le società di cacciatori/raccoglitori, che vivono in armonia con l'ambiente che li ospita anche se mangiano animali. Ma continuo a sostenere che gli altri 5 miliardi di abitanti sulla Terra dovrebbero diventare vegan!
Ciò premesso, non penso comunque che sia accettabile uccidere impunemente un animale per il semplice fatto che sei un aborigeno o hai dei pretesti culturali per farlo. Spiacente, ma io sono un attivista per la Liberazione Animale e ci sono migliaia di specie, varietà e individui animali che patiscono vite infernali e morti orribili per mano degli oppressori umani specisti in America, Messico, Canada, Cina, India, Australia, Europa, Africa e ovunque nel mondo!
Noi non siamo razzisti o sessisti. Non siamo imperialisti o bigotti. Siamo attivisti per la Liberazione Animale. Siamo abolizionisti e in quanto tali estendiamo la nostra compassione, il nostro impegno, la nostra rabbia ed energia per la liberazione di ogni individuo. Se questo interferisce con la supremazia umana di qualcuno, beh che se ne faccia una ragione. L'idea che si debba scegliere tra umani o animali si applica raramente, ma in quel caso noi sceglieremmo gli animali. Perché?
Perché sono innocenti. I cervi non si mimetizzano nelle strade delle città per intrufolarsi nel tuo quartiere e spararti in faccia, non esibiscono la tua testa e quella dei tuoi genitori nel loro salotto. Le galline non mettono in piedi un macello industriale né danno vita ad abomini genetici da ammazzare o schiavizzare a vita per le uova. Gli animali non si inventano religioni ridicole che richiedono sacrifici umani per compiacere l'omino immaginario che sta nel cielo. Loro non ci allevano per strapparci la pelle, mangiare i nostri cervelli, non girano video porno raccapriccianti che terminano con la nostra uccisione, non ci fanno combattere in gabbia, non rapiscono i nostri figli per rinchiuderli in minuscoli box e costringerli ad una dieta anemizzante. Non ci seviziano nei rodei, non ci infilzano in un'arena affollata, non fanno soprammobili con le nostre ossa! Gli elefanti non ci incatenano e non ci seviziano finché non impariamo a muoverci come marionette, le tigri non ci condannano ad una vita in gabbia per esibirci negli zoo, i serpenti non ci spellano vivi per confezionare cinture, etc etc etc!
No. Queste sono tutte attività esclusivamente umane, o sbaglio? C'è una buona ragione per tracciare una linea di demarcazione tra gli umani e gli altri animali, e non è certo perché gli umani sono superiori. È perché la depravazione, la perversione, la sete di sangue sembrano essere caratteristiche profonde e malate della nostra specie! È poi verissimo che ci sono alcune fazioni del movimento vegan americano ed europeo che stanno infangando il valore dell'etica vegan con le loro stronzate classiste e da fighetti, ma credo che un militante liberazionista abbia il dovere di combattere per non lasciare che gente della risma di Francione o Peter Singer rovinino completamente il senso della nostra lotta. Ho conosciuto Rastafariani vegan (dalla Jamaica). A Denver ho dato una mano nelle mense dei neri per i neri. Ho letto centinaia di comunicati dei guerrieri ELF e ALF messicani. Ho conosciuto africani che in Africa uccidono i bracconieri. Io stesso sono di origine latino-americana. I vari gruppi Food Not Bombs sfamano i senzatetto con pietanze vegan ogni settimana. La maggior parte dei vegan e degli attivisti per la Liberazione Animale sono donne. Quindi l'idea che il veganismo sia una cultura per uomini bianchi borghesi è solo un'immagine che i media hanno interesse a propagandare così da poter immettere sul mercato tanti bei prodotti di tendenza con un'enorme V verde sulla confezione.
Se non difendiamo il senso profondo del veganismo con i suoi ideali e principi, ben presto diventare vegan sarà la stessa cosa che intraprendere una dieta alla moda come la dieta Atkins. Dal giorno in cui io ho smesso di nutrirmi di violenza, ho visto mutare la percezione sociale del veganismo da “quei pazzoidi fissati con gli animali” a “quegli alternativi alla moda e fighetti pieni di soldi”. Preferisco essere l'animalista pazzoide, piuttosto che rincorrere l'approvazione di destroidi cazzoni e sinistroidi permalosi.
Questo mondo è di tutti gli esseri che lo abitano!
Liberazione Animale, ad ogni costo!
articolo originale (http://www.supportwalter.org/Articles/11-5-12_Supreme_Vegan_Power.htm)