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Accalappiacani, Romania, 2003
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Incorporato da NO_WAR_97 in data 27-04-12
Descrizione video incorporato - Randagi in Romania mattanza infinita di Roberta Marino Anni di battaglie e la speranza di una legge, quella voluta nel 2008 dal Parlamento Europeo, che avrebbe dovuto mettere fine al massacro: ai sensi dell’articolo 7.1 della legge 9/2008 in Romania attualmente è vietata l’eutanasia di cani e altri animali, ad eccezione di quelli con malattie incurabili. Nel dicembre 2007 infatti la Camera dei Deputati aveva votato quasi all’unanimità la nuova proposta di legge sulla protezione degli animali che proibiva di sopprimere cani e gatti sani e sanzionava l’abbandono di animali di proprietà. Due anni dopo, invece, per la salvezza dei cani in Romania, sembra ancora tutto da rifare. Due episodi lo confermano in maniera eclatante: sono i casi più recenti (ma forse semplicemente quelli saliti agli onori della cronaca) del canile comunale di Feteni, una località della Romania centrale e a Calarasi, al confine con la Bulgaria. La vicenda di Feteni è tra le più raccapriccianti accadute nel Paese: da mesi si sentivano provenire le urla dei cani uccisi a bastonate e a calci dagli operatori del canile. Quindi finalmente una denuncia partita da una coppia di anziani della zona, che raccontavano di aver visto bidoni pieni di cadaveri insanguinati caricati quotidianamente nei camion della discarica. La stessa coppia però è stata subito minacciata e fatta allontanare dal canile dai dipendenti del Comune; perfino un poliziotto ha chiesto loro di non divulgare la notizia. Secondo le associazioni per la protezione degli animali nel canile in meno di due anni, tra il 2008-2009, sarebbero stati uccisi oltre 2.000 i cani con metodi crudeli e barbari, in totale violazione della legge che non consente l’eutanasia, a meno che il veterinario non abbia diagnosticato una malattia incurabile. Purtroppo si tratta di vicende comuni a molte località in Romania: semplicemente questa è venuta alla luce, così come quanto accaduto a Calarasi. La situazione, almeno qui, fino a poco tempo fa era sotto il controllo delle associazioni a tutela degli animali, anzi, per la precisione di Save The Dogs (www.savethedogs.eu), l’associazione italiana che opera forse da maggior tempo e con grandi sforzi nel Paese per salvare i cani e che si occupa anche di gatti, asini, cavalli e altri animali. Sotto il suo controllo fino a dicembre 2009, quando, suo malgrado, è stata costretta a chiudere e smantellare il canile ristrutturato solo un anno e mezzo prima: da quel momento in poi sono così ripresi i rastrellamenti per strada da parte degli accalappiacani in maniera violenta, con cani strozzati o soffocati con lacci di metallo di fronte ai passanti. Proprio quello che era accaduto nel 2003 e che aveva spinto Save The Dogs ha trovare un’intesa per un canile a sua conduzione. Con la differenza che questa volta per portare avanti la mattanza (con la scusa della rabbia), il Comune ha incaricato una società privata pagandola profumatamente (più di 60 mila euro, una cifra notevole per un Paese povero come la Romania) per fare letteralmente sparire oltre 500 cani randagi. E dire che in poco tempo, nel periodo in cui il canile era rimasto sotto la sua gestione, Save the Dogs era riuscita a bloccare le uccisioni e le catture, a creare una sala operatoria, ad assumere personale nuovo che si occupasse in maniera adeguata degli animali. Con una serie di impedimenti e cavilli burocratici il Comune era però riuscito nell’intento di frenare anche questo percorso e di riportare la situazione di Calarasi a quella di sei anni prima: i 270 cani presenti nel canile sono stati così trasferiti in rifugi del nord Italia o nel rifugio di Medgidia, in attesa di un’adozione. Da quel momento in poi purtroppo i randagi di Calarasi sono stati abbandonati al loro destino, esattamente come altri milioni di cani per le strade del Paese. Sono infatti oltre due milioni i cani randagi in Romania, il paese che vanta il triste primato del maggior randagismo di tutta l’Unione Europea. Il dramma iniziò all’epoca dell’ex presidente Ceausescu che volle cambiare il volto delle città rumene e “ammodernarle” sostituendo le tradizionali casette con giardino di stampo contadino con enormi blocchi condominiali. Da quel momento in poi migliaia di cani, usati per lo più per la guardia, vennero abbandonati in strada senza essere sterilizzati e riproducendosi a una velocità tale da portare la situazione in breve tempo fuori controllo. Nel 2001 la decisione che provocò l’inizio della mattanza: il sindaco di Bucarest Traian Basescu ordinò di accalappiare e uccidere centocinquanta randagi al giorno per fare piazza pulita del problema. Una decisione che si è trasformata presto in legge nazionale, estesa a tutto il Paese. Un massacro continuo e incessante, in maniera brutale, per strada e nei canili comunali, senza regole o vincoli: solo l’intervento delle associazioni animaliste è riuscito in parte a tamponare questa situazione, ma la strada è ancora lunga da percorrere e per i cani in Romania l’emergenza resta altissima. In quasi otto anni di presenza attiva sul campo, dal 2002, con un canile a Cernavoda (vicino a Costanza) l’attività in un’altra cittadina, Medgidia, e la presenza più recente di una clinica mobile all’avanguardia con la quale vengono curati i cani vaganti e di proprietà, Save The Dogs ha sterilizzato e vaccinato contro la rabbia 11.700 animali. Il metodo è quello del “trap-neuter-realese” (cattura-sterilizza-rilascia) suggerito dall’Oms e dalle maggiori organizzazioni anglosassoni e finora si è rivelato, almeno dove si è potuto operare, molto efficace. Ma la Romania è un Paese vasto, i cani randagi ancora tantissimi e gli ostacoli per la diffidenza della popolazione e i rastrellamenti operati dai Comuni ancora troppi: c’è ancora tanto da fare e le vicende come quella di Calarasi e di Feteni, restano, purtroppo all’ordine del giorno. Roberta Marino fonte Liberazione Animale 01/04/2010 http://www.liberazione.it/rubrica-file/randagi-romania.htm
- Tags - dogs romania shame
- Visualizzazioni: 1587 Durata: 00:06:11 Categoria: La crudeltà umana
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