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Pubblicato il 02-08-10
Battiato: «Vi racconto la mia scelta»
«Sono vegetariano da molti anni, con l'andar del tempo è diventata una necessità». A parlare Franco Battiato, sofisticato cantautore, compositore, interprete, nonché pittore, regista e scrittore di origini siciliane. «Sono diventato astemio, non bevo più caffè, non fumo».
Continua l'artista che, alla domanda “Che tipi di alimenti mangia?” risponde: «Mi piace molto la pasta integrale sia di grano che di kamut così come il riso integrale, basmati oppure il tipo venere ma non disdegno neanche cereali come miglio, orzo, farro e quinoa». Ma ci rivela che ama alcune preparazioni in agrodolce, prelibatezze tipiche della tradizione mediterranea. Curiosità che svelano un lato meno elitario e più intimo del cantautore, e fanno capire il senso di molte sue canzoni, come Sarcofagia (nell'album Ferro battuto del 2001) in cui scrive «non è mostruoso desiderare di cibarsi di un essere che ancora emette suoni».
Tutto questo (e molto altro) nel libro Sowa Rigpa, la scienza della guarigione per un'alimentazione consapevole, scritto a quattro mani con Giuseppe Coco, specialista in medicina tradizionale tibetana (Infinito edizioni, 122 pagine, 14 euro).
Ma come si raggiunge questa autarchia? «È avvenuto tutto in modo consequenziale. Bere caffé e fumare mi piaceva da pazzi. Ora sono sostanze di cui non ne sento bisogno» risponde Battiato. «Ritengo che dev'essere una scelta personale che non si può suggerire né tanto meno imporre, anche se se ne può parlare come in questo libro».
Ma cosa significa Scienza della guarigione (Sowa Rigpa)? E come vi si arriva? «Sowa vuol dire guarigione, ma anche cura e nutrizione- spiega Coco che continua- Rigpa significa scienza o conoscenza. Yuthok - il padre della medicina tibetana - sosteneva che la conoscenza medica è una materia aperta a tutti e che ognuno ne dovrebbe far uso, secondo le proprie capacità. Chi non svolge direttamente una “professione di aiuto” rivolta agli altri, può comunque avvalersi di questi insegnamenti per stare in buona salute».
Quali sono le regole d'oro di questa medicina tradizionale tibetana? Ci sono controindicazioni? «La Medicina Tradizionale Tibetana non cura solo attraverso l'adozione di precisi principi alimentari- continua Coco- comunque riguardo a questi aspetti è indicato seguire la regola generale buddista della via di mezzo e quindi mangiare con moderazione. Inoltre sono da preferire alimenti di stagione, possibilmente biologici, evitare qualsiasi tipo di carne, astenersi dal consumo di alcol e fumo, fare attività fisica adeguata alle proprie condizioni. Non esistono vere e proprie controindicazioni, rivolgendosi ad un terapeuta competente e cambiando gradualmente e con buon senso le nuove abitudini alimentari».
La dietetica tibetana permette di variare, non è restrittiva, nè troppo severa o assolutista. Come si cucina seguendo i consigli della alimentazione tibetana? Dopo quanto tempo di ottengono i benefici? «In generale alimenti, spezie, tisane- suggerisce lo specialista- sono da utilizzare seguendo la stagione in cui ci si trova; alcuni cibi specifici si consumano per incrementare, ridurre o riequilibrare uno o più dei 3 umori (vento, bile e flemma). Nel libro suggerisco la preparazione di tisane e pietanze, per dimostrare come sia possibile introdurre, in modo semplice, questi principi nella propria alimentazione. I benefici possono manifestarsi a breve, medio e lungo termine: una tisana aiuta a dormire bene quasi subito, in alcune settimane si può ridurre l'intolleranza a certi cibi. L'effetto principale, nel lungo periodo, è godere di una salute migliore; di conseguenza possiamo avere un risparmio economico e magari ottenere una maggior sintonia col mondo che ci circonda».
da la repubblica.it del 2 agosto 2010 - di francesca gugliotta
Pubblicato il 01-08-10
Pietro Melis: risposta scellerata di Italiazootecnia e mio commento
Caro professore, se le fa schifo l'umanità ed i vigliacchi che comprano la carne, vada pure su marte, il nostro pianeta ci guadagnerà (e con esso l'umanità)......ma mi faccia il piacere... Ps: "vada a lavorare.."
(info@italiazootecnia.it)
(pietromelis.blogspot.com) Io ho lavorato con il cervello per 40 anni, studiando anche storia della scienza, e in particolare biologia evoluzionistica, sulla base della quale è scientificamente dimostrato che l'uomo non è un animale carnivoro (basti considerare la lunghezza dell'intestino e il numero dei capezzoli), demolendo tutte le stronzate antropocentriche, mentre non ci vuole cervello per far nascere animali da macello, come fate voi. Infatti vi definisco subanimali. E su Marte dovreste andarci voi e tutti gli ipocriti che mangiano carne per liberare la Terra da quasi tutta l'umanità schifosa per vari gradi. Voi state al vertice.
Oltre tutto è dimostrato che su questa Terra vi sono almeno 5 miliardi di individui in più, che la Terra non può alimentare proprio a causa di una dieta a base di carne, che sottrae cibo vegetale agli uomini a favore di animali da macello. E' dimostrato anche che almeno il 18% dell'inquinamento terrestre è dovuto alle flatulenze (volgarmente scorregge) degli animali sulla cui morte voi vi arricchite. Ma voi ignoranti queste cose non le sapete e sfruttate l'ignoranza per alimentare l'industria di morte.
La follia politica si commisura all'ignoranza dei dati che documentano la follia economica del destinare a mangime per animali un ettaro di terreno che potrebbe produrre in un anno 2500 kg di proteine vegetali per uomini, mentre, destinato a mangime per animali, produce solo 250 kg di proteine animali (per di più dannose all'organismo). Sono dati ricavati da riviste scientifiche, che non vanno bene per voi , miserabili ignoranti che hanno la faccia tosta di dire a me di andare a lavorare, non sapendo che lo studio è il lavoro più faticoso (anche se il più bello) che esista per l'uomo, che per questo si dovrebbe differenziare dagli altri animali, mentre voi non siete nemmeno animali altrimenti sareste migliori.
SIETE DEI SUBANIMALI, privi anche del cervello che hanno gli animali. Io non vi manderei su Marte. Vi manderei sul sole perché, bruciandovi, non rimanga traccia di simile fetida umanità. Io ho 70 anni e sono vegetariano dall'età di 10 anni. Ho superato in altezza (1, 80) due "fratelli" carnivori (uno già crepato per cancro) e sessualmente non mi è mai bastata una sola donna per volta, tanto per sfatare la diceria che i vegetariani siano degli impotenti. Ha detto il vegetariano Umberto Veronesi (noto oncologo) che la carne non soltanto non è necessaria ma è all'origine dei tumori del colon, del pancreas e dell'intestino. Voi siete dunque la causa dell'aumento del numero di decessi per cancro. In Italia i vegetariani sono arrivati a 7 milioni e aumenteranno sempre di più alla vostra schifosa faccia.
E sul mio blog riporterò la vostra scellerata risposta con questo mio commento, che farò girare. "E cortesia fu lui esser villano" (Dante, Inferno XXXIII, 150).
Prof. Pietro Melis - pietromelis.blogspot.com
Pubblicato il 21-06-10
Nwo microchip sottocutanei cancerogeni- la storia di Lèon, cane-eroe che l'ha provato sulla pelle... anzi sotto
http://sphaeralux.blogspot.com/2010/03/nwo-microchip-sottocutanei-cancerogeni.html
Lèon tratto dal sito in suo onore www.noble-leon.com

Il controverso problema della sicurezza e degli microchip da impiantare nelle persone e gli animali è un tema scottante, ancora sotto esame da vari istituti internazionali. Ma cosa ancor più importante è al vaglio dell'opinione pubblica, vero ed unico giudice di tutto.
Le campagne di Think Tank e pubblicità varie, atte alla vendita di questi loschi aggeggi, stanno facendo capolino da decenni, ma fortunatamente non hanno ancora fatto breccia nell'opinione della massa, che li guarda con sospetto.. del tutto giustificato.
Oggi vi propongo la storia di Lèon un cane che, sfortunatamente, ha pagato con la vita, l'ignoranza di una società basata su politiche del terrore e strategie della tensione.
LA STORIA DI LEON
Un giorno, l'anonima padroncina di Lèon, la quale desidera farsi chiamare genericamente Jeanne, si accorse di una strana protuberanza situata tra il collo e la regione scapolare del suo bellissimo cagnolino. Dopo un controllo medico ricevette la conferma che Lèon aveva un tumore, per la cronaca un fibrosarcoma, una forma molto aggressiva di cancro. Il cuore di Jeanne si fermò per un attimo, prima di notare che il tumore si era formato, proprio dove, a Lèon, era stato impiantato un microchip otto mesi prima. Dopo altre conferme date da varie biopsie, si scelse di rimuovere chirurgicamente la massa cancerosa ed il microchip sotto cutaneo. Per capire come poter curare Léon e capire le cause del suo cancro, Jeanne, consultò altri veterinari, i quali, le confermarono che i gatti erano soliti sviluppare lo stesso tipo di crescita anomala a causa di vaccini, quindi, il sospettato numero uno, fu proprio qualche vaccino. Tuttavia, dato che la massa tumorale, era stata riscontrata esattamente dove era collocato il microchip, Jeanne volle capire se quell'aggeggio non avesse contribuito alla nascita del problema ed iniziò, quindi, una ricerca sulle possibili relazioni tra impianti di microchip sotto pelle e cancro.
Purtroppo, scoprì ben presto vari casi clinici che provavano un'intima relazione tra gli innesti di microchip e l'insorgenza di tumori negli animali studiati. Jeanne venne a conoscenza, inoltre, che v'erano una vasta gamma di gravi rischi per la salute, connessi agli impianti di microchip. L'attenzione era così concentrata sulla cura di Léon, che ci si accorse solo dopo che vi fossero gravi problematiche anche relate alla privacy, la legge, l'etica, persino l'agricoltura e la religione oltre che svariati danni ambientali, associati a questi impianti. Ma non era ancora tutto.
Dopo aver trascorso innumerevoli ore a leggere di impianti, microchip e le frequenza dei dispositivi di identificazione a radiofrequenza (RFID), qualcosa di molto più insidioso divenne evidente: l'obiettivo finale di questi apparecchi, era quello di monitorare costantemente, tutto tutti e in ogni dove, ovviamente in tempo reale.
Jeanne, pensò subito che se la massa non si fosse subito risvegliata, dal torpore psichico in cui era immersa, e non avesse fatto nulla per rifiutare questa tecnologia invasiva, avremmo vissuto in un regime di controllo totalitario, globale e sempiterno.
Come per ogni prodotto, vi sono dei promotori ma anche se alcuni di costoro, sono inconsapevoli della miriade di problemi, associati a questi dispositivi apparentemente innocui, altri sanno la verità, ma stanno facendo di tutto per tenere il pubblico all'oscuro dei rischi e dei pericoli annessi con questa tecnologia invasiva e potenzialmente letale. Gli innesti dei microchip vengono pubblicizzati come sicuri ed utili in casi di emergenza o per il monitoraggio di animali domestici, bestiame, e fauna selvatica. L'elenco comprende animali domestici, selvatici e adatti alla pastorizia. Diverse nazioni, in tutto il mondo, hanno già reso obbligatorio l'innesto di microchip in alcuni animali.
Mentre molte persone pensano che questi impianti sono destinati al solo uso di animali, intere categorie di esseri umani, sono già state dotate di microchip. Nel mese di Ottobre del 2004, la United States Food and Drug Administration (FDA) ha approvato l'uso di impianti di microchip, negli esseri umani, per scopi medici. Ma anche i vigili del fuoco americani, i funzionari del Messico, i malati di Alzheimer, i diabetici, mecenati bar, i dipendenti statali, ed altre categorie, sono state "Chippate". Ad oggi vi sono molte aziende che dispongono di brevetti per tracciare gli esseri umani. Non c'è da stupirsi, quindi, che il libro di George Orwell, 1984, è spesso citato da coloro che sono contro la natura intrusiva e sinistra di questi impianti, che rischiano di causare danni irreversibili alla la nostra salute e porre fine al nostro diritto di vivere e di farlo in una società libera. Jeanne, dichiara ancora oggi, che l'intero sistema associato agli impianti di microchip è viziato dalla A alla Z. Inoltre è fermamente convinta, come molti tra i più savi e svegli, che invece di risolvere problemi, questi impianti, ne creeranno solo di peggiori, pertanto, le leggi che obbligano gli impianti di microchip, devono essere immediatamente abrogate, per lasciare spazio ad altre che ne vietino l'obbligo di innesto.
A chi fosse sfuggita la cosa, ATTENZIONE RIPETO: GLI IMPIANTI DI MICROCHIP CAUSANO IL CANCRO !!!!
Jeanne era ancora sbalordita perchè Lèon aveva uno stile di vita sano e non si poteva spiegare altrimenti la formazione di un tumore così aggressivo, per cui infittì la sua capillare ricerca di relazioni tra i Microchip e l'insorgenza di tumori. In breve tempo, Jeanne, trovò pubblicazioni scientifiche relate a studi sui topi, in cui si dimostravano le chiare relazioni tra la formazione di tumori e l'utilizzo dei microchip sotto pelle. In realtà, nel documento "Tumors in Long-Term Rat Studies Associated with Microchip Animal Identification Devices" di Laura E. Elcock e colleghi, si parla di "inutili stragi annunciate, della maggior parte degli animali colpiti, a causa delle dimensioni del tumore e le possibili metastasi. ". Jeannè fece visionare questo documento ad uno dei veterinari di Lèon, al quale chiese cosa significasse "inutili stragi annunciate". Il veterinario le disse: "Significa che il tumore era così grande che gli animali dovevano essere eliminati e che si aspettavano sin dall'inizio questi risultati." inoltre aggiunse "A volte i tumori, si diffondevano addirittura anche in altre parti del corpo lontane dai Microchip.". Jeanne ancora una volta rimase SENZA PAROLE.
Dopo ulteriori ricerche, nel 2004, Jeanne contattò uno degli autori del documento di cui sopra, il quale rivelò che i loro dati indicavano chiaramente, che gli innesti di microchip potevano causare il cancro ed aggiunse che non si poteva escludere la possibilità che il Microchip avesse causato la crescita cancerosa di Lèon. Venne il tempo di contattare uno dei veterinari della Merial, la società farmaceutica che ha approvato il microchip innestato in Léon, nel settembre 2003. Questo signore disse che non era a conoscenza di eventuali reazioni avverse associate agli impianti di Microchip della Merial. Non molto tempo dopo, Jeanne lesse il documento scientifico "Liposarcoma at the Site of an Implanted Microchip in a Dog", che trattava di un cane che aveva contratto la stessa patologia di Lèon. Da notare che la Merial® / Indexel®, è connessa alla Digital Angel Corporation. Successivamente, Jeanne, contattò anche un rappresentante ufficiale della Merial e gli mostrò le informazioni che aveva trovato, parallelamente inviò anche una lettera, invitando la Merial ad agire in modo responsabile e ad aggiornare la loro letteratura in materia di microchip e rischi di cancro. Che si sappia, ad oggi la Merial, non ha ancora risposto o fatto nulla a rigaurdo e nel suo materiale promozionale, non compare alcun avviso, inerente al rischio di tumori per chi innesta questi apparecchi.
Sempre nel 2004, Jeanne prese contatto con la Schering-Plough ( noto che nel sito compare la Merck, quelli del VIOXX), i promotori degli impianti prodotti dalla Home Again® ( Anche questi impianti portaro alla Digital Angel Corporation ), durante il colloquio i due rappresentanti dichiararono di essere a conoscenza di ascessi e di escrescenze che si erano verificati a causa di impianti di microchip. "Escrescenze? Che tipo di escrescenze?" chiese Jeanne, ma i due, si rifiutarono di fornire ulteriori dettagli, in quanto non tenuti a farlo, ma il loro silenzio disse tutto.
La micro piramide dei Microchip presi in esame da Jeanne, è la seguente:
La Schering-Plough
- La Schering-Plough vende microchips sotto il marchio HomeAgain™. - La Schering-Plough Animal Health Corporation amministra il suo HomeAgain® Microchip database ed il servizio per il recupero di animali smarriti. - I Microchips e relativi lettori, sono assemblati dalla Digital Angel Corporation ( un tempo Destron Fearing).
Nota: I nomi sono indicativi, e la loro citazione non è a scopo denigrativo ma unicamente a titolo informativo. La stessa tecnologia genera gli stessi problemi sotto qualsiasi marchio o croporazione che sia.
Ovviamente Jeanne, non è l'unica persona sul pianeta ad aver relato l'installazione di micrchip e l'insorgenza di tumori; Jane Williams, ad esempio, ha lanciato l'allarme con l'articolo "Implanted Microchips Cause Cancer" ( I Microchips impiantati causano il cancro ) nel quale ha scritto: "Al National ID Expo di Kansas Cit, Il presidente dell'associazione di produttori di animali dell'Arkansas, Michael Steenbergen, ha chiesto, 'Che studi sono stati condotti sulla sicurezza dei chip che vengono inseriti in animali?' La risposta alla sua domanda è stato il silenzio totale. I produttori dei Microchip sono all'oscuro, o riluttanti ad ammettere che la ricerca ha confermato che l'innesto di microchip provoca il cancro ?" Altro grosso silenzio..
Jane Williams continua: Melvin T. Massey, DVM di Brownsboro, Texas, ha attratto l'attenzione del American Horse Council, quando scrisse: 'Io sono un ex Veterinario equino ed allevo ancora alcuni cavalli di razza. A causa dell'aumentato rischio di sarcomi, a fronte di infezioni dovute alla migrazione di questi impianti in zone diverse da quelle dell'installazione, non impianterò microchip nei miei cavalli !!.
La Williams sono anni che avvisa la gente di diffidare di questa tecnologia e di chi la studia e/o promuove.
Comunque, già nel 1999, il West Lancaster Animal Hospital (WLAH) in Pennsylvania nei suoi bollettini, pubblicò avvisi riguardanti la formazione di sarcomi. Nell'avviso si leggeva: "Ci aspettiamo che anche i microchip impiantati saranno coinvolti. La reazione intorno alla capsula di vetro inerte, è una infiammazione cronica, che è la causa alla base di questi tumori." queste, secondo voi erano le parole di un profeta, o semplicemente quelle di qualcuno che ha del buon senso ?
Nonostante gli avertimenti e la documentazione scientifica comprovante i rischi associati a questi microchip, nessuno o pochi si preoccupano del problema. Ma qualcuno dimostra ancora di essere uno scienziato e non uno schiavo al soldo di lugubri personaggi spietati come gangster, celati dietro brillanti giacche e cravattoni da buffoni medievali...
Un esempio di brave persone e scienziati competenti ? Una buona notizia, sono Italiani !!
Dopo aver faticato a trovare un ricercatore credibile, per fare ulteriori test su campioni di tessuto di Leon, Jeanne ha avuto la fortuna di contattare la Dottoressa Marta Vascellari dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie in Italia. Lei e i suoi colleghi hanno studiato la relazione della biopsia di Léon, la relazione patologica, ed i campioni prelevati dal fibrosarcoma di Leon. Il lavoro del team italiano ha portato alla pubblicazione del documento scientifico "Fibrosarcoma with Typical Features of Postinjection Sarcoma at Site of Microchip Implant in a Dog: Histologic and Immunohistochemical Study.” Pubblicato nell'edizione luglio 2006 del Veterinary Pathology
Altri enti che ebbero a cuore la storia di Jeanne e Lèon furono il Canine Health Concern (CHC) ed il sito DogsAdverseReactions.com i quali riservarono uno spazio, all'interno dei loro siti, dedicato interamente a Lèon e le problematiche di questi Microchip.
Letteratura scientifica ed informazioni sulla relazione Microchip-Cancro e referti medici inerenti a Lèon
La storia di Lèon è e la documentazione a corredo è così vasta che lascio a voi la lettura completa dalla storia di Jeanne e Lèon.
Di questi documenti potrei citarne a migliaia, ma una cosa sola è certa, se ti impianti un microchip nel corpo, prima o poi, sarai esposto ad un'alta probabilità di contrarre un tumore.
Ma perchè tutto questo ? Perchè un Microchip può nuocere così gravemente alla salute di animali e uomini ?
Lasciando ai più curiosi i dettagli delle ricerche, mostro solo le principali possibili cause:
1 - Corpi estranei e Genesi di tumori: La presenza del microchip, un corpo estraneo sotto cutaneo, può causare cambiamenti nelle cellule, che possono portare al cancro.
2 - Sarcoma da post iniezione: Varie tipologie di infiammazione dovute alla pratica di iniezione del Microchip, possono creare cambiamenti cellulari che portano al cancro..
3 - Possibili proprietà Genotossiche degli impianti: La capsula di vetro che funge da rivestimento per il Microchip o la guaina in polipropilene che lo avvolge può avere proprietà cancerogene e genotossiche, o la sua presenza nell'ospite può far insorgere di sottoprodotti genotossici .
Oltre all'insorgenza di tumori, alcuni ricercatori hanno trovato ulteriori incidenti che potrebbero capitare agli utenti di microchip, come ad esempio, la migrazione dell'impianto verso altre zone del corpo, inserimenti errato, fuoriuscita dal corpo, o guasto elettrico e/o malfunzionamento.
Probabilmente funziona meglio Winzozz della Mikrostolt, che sti cosi...
Allora ragazzi, vi basta tutto ciò ?
Noooooo ?!?
Bene, qui potete trovare, un documento da non perdere dove viene documentato tutto in maniera chiara ed ordinata.
Lo so lo so, da me arrivano solo brutte notizie, ma come dico sempre, per le altre e i "VA TUTTO BENEEE !!!" c'è sempre la TV... se vi turbo, cambiate canale, chiudete gli occhi e spegnete il cervello.
Ciao. Ubi Morazzoni
Pubblicato il 02-06-10
Venduto dal padre, cresciuto dai lupi
Dai 7 ai 19 anni Marcos ha vissuto con gli animali. In un film la sua avventura
MADRID - A Natale arriva sugli schermi spagnoli «Entre Lobos» (Tra i lupi), un film che il quasi sconosciuto regista Gerardo Olivares ha appena finito di girare. Una pellicola che promette di essere un grande successo. Primo, perché racconta una storia straordinaria. Secondo, perché la storia in questione è vera. Marcos Rodríguez Pantoja - che nella parte finale del film interpreta se stesso - è el niño-lobo, il bambino lupo, che è stato adottato per 12 anni, tra i 7 e i 19, da un branco. Oggi Marcos di anni ne ha 64 anni, vive a Rante, un paesino della Galizia, ma la sua storia è ben piú drammatica di quella raccontata da Kipling nel «Libro della giungla». Siamo negli anni ‘50, in piena dittatura franchista, in quel paradiso di 400 km quadrati, pieno di boschi, montagne e fiumi della Sierra Morena, tra Siviglia e Cordova. Marcos è il terzogenito di un boscaiolo. La miseria incombe, la madre muore, il padre, che si risposa, va tutto il giorno nei boschi per estrarre carbone vegetale dagli alberi bruciati. La madrigna sfoga frustrazione, rabbia, fame, povertà contro Marcos e fino a convincere il marito a vendere il figlio a un pastore, che poco dopo muore. E così Marcos rimane solo. Il film parte proprio da qui. Le scene sono state girate nella Sierra Morena, in Andalusia, con lupi nati in cattività, ma di razza selvatica. Quando hanno incontrato Marcos, hanno cominciato a ululare, a leccarlo e a fargli le feste. Gli hanno riconosciuto una specie di «appartenenza» così come hanno fatto gli animali della stessa specie già durante il loro primo incontro: «Morto l’uomo che mi aveva comprato mi sono rifugiato nei boschi - racconta oggi Marcos Rodríguez Pantoja - non mi avvicinai mai a un essere umano perché temevo che mi riportassero a casa, dalla mia matrigna. Il primo contatto con i lupi avvenne di sera. Stavo in una grotta piena di lupetti, a cui rubai un pezzo di carne per la fame». E poi aggiunge: «Tornó la mamma lupa, mi vide, si accorse dai resti vicino a me, capì che avevo tolto il cibo ai cuccioli e mi spinse con una zampata contro la roccia. Poi mi guardó negli occhi e mi avvicinó della carne che aveva appena cacciato. Diventai parte della famiglia». Marcos, che adesso fa il contadino e si è riabituato a vivere come un umano (l’abitudine che gli è costata di più è stato il letto), ha vissuto come Mowgli. Vestiva con la pelle dei cervi che uccideva, correva con i lupi e ne imparò il linguaggio. «L’ululato mi fa ancora bollire il sangue nelle vene», assicura e spiega il suo ritorno alla civiltà: «Un giorno mi circondó la Guardia Civil a cavallo. Avevo i capelli lunghi fino alla cintura, scurissimo di pelle per il sole e la sporcizia, vestito di pelli e con i piedi ricoperti di pelle ruvida e calli, non avevo mai portato scarpe. Cercai di scappare ma mi catturarono, mi portarono da un prete che mi spedí a Madrid da suore che mi bloccarono la schiena tra due assi per riabituarmi a camminare dritto». Un rientro alla civiltà non semplice, ma necessario. «Dopo un primo momento di celebrità, ho trovato lavoro alle Baleari. Quando si ricordavano di farlo, mi pagavano pochissimo e in nero. Ad aiutarmi è stato un poliziotto in pensione che mi ha portato in Galizia». E Marcos, alla vigilia di un successo cinematografico che pare assicurato, è felice? «Lo sono stato. I veri lupi sono gli uomini».
fonte La Zampa
Pubblicato il 07-05-10
Perla ha corso per 8 Km
TREVISO - Una trama che non è frutto della fantasia, ma che si basa su un fatto vero, per quanto inverosimile, a margine di una tragedia, come quella avvenuta di venerdì scorso a Fonte Alto, dove due persone hanno trovato la morte. A riportarlo è Il Gazzettino.
"Perla" è una cagnolina di razza pincher: era l’amica inseparabile di Eros Porcellato, la più giovane delle due vittime dell’incidente di Fonte. Anche lei era nell’auto furgonata accartocciatasi nel tremendo schianto costato la vita anche a Roberto Cera, 44 anni di Piombino Dese.
E, da quel momento, nessuno l’ha più vista. Fino a ieri mattina, martedì 4 maggio, quando i titolari della Carrozzeria Ballan di Casella d’Asolo l’hanno trovata rannicchiata nel bagagliaio del veicolo destinato ormai ad essere rottamato. In pratica la bestiola si è fatta circa 8 km, da Fonte Alto fino asella d’Asolo. Una storia che ha davvero dell’incredibile, ma che ha aperto un barlume di luce nel buio calato sulla famiglia Porcellato. Così, Alberto, il fratello maggiore di Eros, racconta la commovente storia. «Perla era inseparabile per mio fratello. Erano sempre insieme, sia in casa che quando si recava a fare manutenzioni in giro. Erano insieme in macchina anche venerdì e, dopo l’incidente, la cagnolina è fuggita, spaventata.
Mio padre sapeva che era con Eros, ma lì, in via Montegrappa, non l’ha trovata. Allora ci siamo organizzati per andarla a cercare sabato, perché qualcuno ci aveva detto di averla vista girovagare attorno al luogo dell’incidente, ma nessuno riusciva ad avvicinarla. Insieme con gli amici abbiamo cercato a Fonte Alto anche quella stessa sera, tanto che il parroco si è spaventato. Abbiamo messo degli avvisi in zona, ma senza esito. Questa mattina (ieri per chi legge, ndr) ci hanno telefonato gli agenti della Stradale di Castelfranco e ci hanno informati che Perla era stata trovata. Era nella macchina di Eros, all’interno della Carrozzeria Ballan. L’hanno trovata rannicchiata nel portabagagli e non si lasciava avvicinare da nessuno. Allora abbiamo dovuto mandare a Casella d’Asolo una donna che ci aiuta in casa e che ben conosce Perla e solo con lei si è lasciata prendere. Una storia che ha portato un barlume di luce nel nostro dramma». E chissà se ci sarà anche Perla, questo pomeriggio, a dare l’ultimo saluto all’amico di sempre. Al suo Eros.
fonte QzLife
Pubblicato il 07-05-10
Una maialina crede di essere un cane
Dear Prudence...
Una porcellina, salvata da un'associazione animalista, è diventata la sorella adottiva di sei cuccioli.

Prudence era destinata a morire: essendo la più piccola della cucciolata era spacciata e il suo padrone aveva deciso di abbatterla. Ma Rosie Catford, fondatrice di Wildlives, è venuta a conoscenza della storia della maialina e non ci ha pensato due volte, l'ha immadiatamente adottata.

Prudence, che ha cinque settimane, ha familiarizzato con sei cuccioli che vivono nel centro di assistenza per animali ed è diventata una di loro. Corre a recuperare qualsiasi cosa le venga lanciata e dorme accoccolata tra i cagnolini. Rosie ha dichiarato: "Era piccolissima e stava molto male, per i primi giorni l'abbiamo tenuta dentro casa così potevamo occuparcene tutti a turno.

Non appena ha cominciato a stare meglio ha subito fatto amicizia con Henry, un cagnolino di quattro mesi. Era più piccola di lui, adesso è grande quasi il doppio. Prudence gioca con lui e i suoi cinque fratelli e tenta di fare tutto quello che fanno loro. E' molto comica e tenera". La maialina è stata salvata da un volontario di Wildlives, un marine che ha combattuto in Afganistan e in Iraq, che l'ha trovata mezza morta in una fattoria.

"Adesso sta bene", ha dichiarato il militare, "e quando mi vede mi riconosce, mi corre incontro e tenta di saltarmi addosso. Proprio come un cane!
Fonte: Daily Mail
Foto: Peter Lawson/Eastnews Press Agency Ltd
www.larrestodelcarlino.myblog.it
Pubblicato il 07-05-10
Una seconda giovinezza
Angie, una femmina di maiale anziana che aveva perso tutti i suoi amici, ha ritrovato la gioia di vivere grazie a una maialina.

Angie vive al Farm Sanctuary, nello stato di New York, una struttura che accoglie capre, pecore, anatre e altri animali da fattoria che hanno subito maltrattamenti. Angie è anziana e con gli anni ha visto morire tutti i suoi amici, maschi e femmine. Nonostante sia stata sempre di indole allegra e di buon carattere, una volta rimasta sola Angie ha perso la gioia di vivere, ha smesso di mangiare e si stava lasciando morire. "I maiali sono animali molto sensibili e intelligenti e come gli umani somatizzano gli stati d'animo negativi, ammalandosi", ha dichiarato Susie Coston, la direttice del Farm Sanctuary.

"Abbiamo cercato di metterla insieme ad altri maiali, per farle fare nuove amicizie, ma lei li ha rifiutati tutti, diventado anche aggressiva. Ma una nuova arrivata, Fiona, è riuscita a guadagnarsi la sua fiducia e il suo affetto. E' una cucciolotta che è rimasta orfana e ha perso anche tutti i suoi fratellini. Fiona è stata subito attratta da Angie e l'ha immediatamente adottata come mamma. Non ha mai avuto paura di lei, benché sia molto più piccola.
Angie si è lasciata avvicinare senza farle del male, si è fatta annusare e l'ha annusata, poi ha deciso che andava bene. Da quel momento ha assunto un atteggiamento materno e molto protettivo nei suoi confronti. Angie è tornata ad essere felice, ha riacquistato l'appetito e sembra ringiovanita. Accoglie con gioia i giochi che le propone Fiona e non la lascia per un momento".

E da qualche giorno c'è una bella novità: Tim, un maialino con problemi alle zampe dovuti a maltrattamenti, è stato inserito nel recinto delle due femmine. "Fiona lo ha accolto subito con grande entusiasmo e Angie ha fatto lo stesso, fidandosi del giudizio della sua piccola amica. Angie, Fiona e Tim hanno formato una nuova famiglia e staranno insieme per sempre", ha aggiunto la Coston.
Fonte: Farm Sanctuary Tails
Foto: Jean Liebenberg
www.larrestodelcarlino.myblog.it
Pubblicato il 26-03-10
Rodan ogni anno percorre 13mila km per amore della sua Malena
Il maschio di una cicogna viaggia dal Sudafrica alla Crozia
ZAGABRIA - L'amore non ha confini e neanche distanze. A darne l'ennesima dimostrazione è il maschio di una cicogna che, puntuale come ogni anno e con l’arrivo della primavera, torna in Croazia per incontrare la amata. Rondan, questo il suo nome, dopo aver percorso in volo 13 mila chilometri dal Sudafrica, si incontra con la sua amata Malena, una cicogna che a causa di una vecchia ferita non riesce più a fare la lunga traversata stagionale. Come riferisce il quotidiano Jutarnji List, ad accogliere Rodan questa volta vi era una schiera di curiosi e giornalisti. Ma lui è rimasto indifferente alla notorietà mediatica ed è volato direttamente da Malena (Piccola) che lo aspettava fedele nel suo nido d’amore nel villaggio di Brodski Varos, nell’est della Croazia. «È il quinto anno consecutivo che Rodan torna da Malena», ha spiegato alla stampa Stjepan Vokic che dal 1993 si prende cura della cicogna, dopo che alcuni cacciatori l’avevano colpita a un’ala procurandole una ferita che le impedisce di volare. Negli altri nidi, racconta Vokic, le cicogne torneranno tra cinque o sei giorni, mentre Rodan è sempre il primo ad arrivare poichè sa che c’è la sua Malena che lo aspetta impaziente. Questa sarà anche la quinta volta che si accoppiano e tra un paio di mesi nel nido ci saranno quattro o cinque baby-cicogne alle quali Rodan, come negli anni passati, insegnerà a volare dato che Malena non è in grado di farlo. I piccoli se ne andranno con lui in Africa all’inizio dell’inverno, mentre Malena resterà in Croazia ad attendere la prossima primavera e il ritorno del suo fedele Rodan.
fonte La Zampa
Pubblicato il 04-03-10
Il latte proviene dal lutto di una madre

Testimonianza di Nina Ceccarelli: "Io non mangio carne da anni, a seguito di un trauma sofferto durante il prelievo di un vitello per il macello. Sua madre era sfuggita alla sorveglianza degli agricoltori e si è affrettata, pazza di dolore, dietro il camion che stava prendendo il suo bambino. Quella povera madre si mise a correre, correre urlando disperatamente dietro il camion... Dopo un lungo momento, poi svanì in campagna. Gli agricoltori l'hanno trovata stesa per terra. Morta di arresto cardiaco, mentre correva, come qualsiasi madre avrebbe fatto per difendere il suo bambino. Quel giorno, mi resi conto che le mucche amano la loro prole quanto esseri umani amano i loro figli ".
dall'album Wall Photos di carmen4thepets
Pubblicato il 01-03-10
Ecco Hoppa, il "cane a rotelle"
Questa è una bellissima e commovente storia che arriva da Israele, per una volta non si parla di violenze su animali ma di amore e cure per un cucciolo a quattro zampe. Hoppa, un cagnolino di quattro anni, è sfortunamente nato senza le due zampe anteriori, i veterinari pensavano che l'unico modo per porre fine alle sofferenze dell'animale fosse praticargli una puntura che lo facesse addormentare per sempre, ma per fortuna non è andata così. Avi Kozi, presidente della Società Protezione Animali di Israele ha deciso di adottare Hoppa per assicurargli un futuro migliore: Kozi ha infatti realizzato una sorta di "giubotto a rotelle" per il cagnolino che ora può muoversi agilmente. «Dal momento in cui l'ho portato a casa ho capito di dover inventare qualcosa per farlo camminare» ha dichiarato a un canale tv israeliano il padrone, che nel frattempo ha anche consultato alcuni veterinari e Nir Shalom - uno studente che in passato ha già costruito strumenti per animali - per dotare Hoppa di una vera e propria protesi che gli permetta di alzarsi, sedersi e sdraiarsi, al posto della "sedia a rotelle" su cui è costretto al momento. Anche se questo progetto non dovesse andare in porto, comunque - dichiara Avi Kozi - Hoppa se la sta cavando ugualmente benissimo con le rotelle.
fonte e immagini La Zampa




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