Questo è il numero di animali uccisi nel mondo dall'industria della carne, del latte e delle uova da quando hai aperto questa pagina. Questo conteggio non include i miliardi di pesci e altri animali marini uccisi annualmente. Numeri basati sulle statistiche pubblicate da "Food and Agriculture Organization - USA".
Blog Antispecista
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Pubblicato il 17-10-12Articolo in evidenza
Fotografie testimoni della schiavitù moderna
Negli ultimi due anni, la fotografa Lisa Kristine ha viaggiato in tutto il mondo documentando la dura realtà della schiavitù moderna.
A TEDxMaui, essa ci mostra alcune immagini straordinarie, difficili da ignorare, come quelle dei minatori del Congo e dei muratori del Nepal, nella speranza di far luce sui 27 milioni di anime che ancora vivono in schiavitù in tutto il mondo...
Mi trovo a più di 45 m sotto terra in una miniera illegale del Ghana.L'aria è calda, spessa di polvere,e si fa fatica a respirare.Mi sento sfiorare da corpi sudati che mi passano a fianconell'oscurità, ma non riesco a vedere molto altro.Sento delle voci, ma quasi tutto il pozzoè una cacofonia di uomini che tossisconoe di pietre infrante con arnesi primitivi.Come gli altri, ho una torcia economica che emette una luce tremolante,legata in testa con una fascia elastica ormai lacera,e a malapena distinguo .... continua a leggere
Vi ho tanto amati - L'abominio del turismo sessuale - da "C'era una volta"
Mae, una giovane prostituta thailandese morente a causa dell'Aids, racconta l'inferno della sua vita aprendo squarci impressionanti sulla realtà del turismo sessuale nel sudest asiatico, sulle reti pedofile, sui traffici di giovani vite e sul lucroso mercato della pedopornografia e della pornografia estrema, quella in cui la protagonista femminile, alla fine, muore veramente.
Mae aveva appena tredici anni quando venne avviata alla prostituzione nell'area di Pattaya, una città thailandese di circa un milione e mezzo di abitanti, di cui ben 350.000 sono giovani donne e bambini in vendita esposti ad un flusso di turisti che raggiunge quasi i dieci milioni l'anno.
Di lei e' stata venduta prima la verginità, poi il suo corpo bambino, in un crescendo di orrore, lo stesso che vivono quotidianamente tante giovanissime tra Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam e Birmania. Ma niente e nessuno è riuscito a piegarne l'anima.
Un vero e proprio genocidio colpisce le donne del Congo
E' un vero e proprio genocidio quello che colpisce le donne del Congo. Stupri di massa, mutilazioni, fosse comuni non sono “effetti collaterali” di una guerra ma una vera e propria strategia militare perpetrata ai danni di una popolazione. Atti di guerra di cui si è parlato sabato scorso durante il seminario “Violenza contro le donne come attentato alla vita: rompiamo il silenzio” organizzato dell'Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti1 e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP), Tam Tam d'Afrique Onlus 2, presenti accanto alla presidente dell'istituto Dr. ssa Concetta Mirisola, Carla Elisa Mucavi ambasciatrice della Repubblica di Mozambico e Thenjiwe Ethel Mtintso Ambasciatore del Sud Africa, l'onorevole Eugenia Roccella della Commissione affari sociali e molti altri. Tra essi Suzanne Mbiye Diku, ginecologa INMP e presidente di Tam Tam d'Afrique che ci racconta di uno stupro utilizzato “come strategia di guerra, infatti l'American journal of public health lo ha definito il più grande dramma riscontrato nella storia della .... continua a leggere
Dove sono finiti i 12 miliardi di dollari per la ricostruzione di Haiti?
A più di un anno dal terribile terremoto che distrusse l'isola nel cuore dei Caraibi, uccidendo centinaia di migliaia di persone, ad Haiti nulla è cambiato.
Anzi, "la repubblica delle organizzazioni umanitarie", come l'isola è stata ribattezzata per la presenza di oltre diecimila organizzazioni umanitarie, mostra fino in fondo la crisi di capacità, idealità e prospettive delle organizzazioni di aiuto.
Un milione e più haitiani sopravvivono sotto tende ridotte a stracci, il colera imperversa e dei dodici miliardi di aiuti promessi non vi è traccia.
Un'inchiesta di "C'era una volta" andata in onda il 15/09/11, ne svela nella sua drammaticità i retroscena.
Altri sbarchi a Lampedusa. 3650 profughi rigettati dal mare sulle coste di una terra che sa di ultima spiaggia, sa di spiaggia, rischia di essere l'ultima. 68 anime in corpi vestiti di stracci affogano le speranze ormai logore e gonfie, vestite di alghe e di morte, ripescate a pochi respiri dal grembo di un miraggio che li attendeva senza troppo entusiasmo. Quattro sbarchi oggidì, 362 storie di vite in fuga, centimetri di suolo consumati dallo scalpiccio di passi incerti, pesanti. 20000 coppie di mani accarezzano l'aria che non sa più di Tunisia o di Libia, ricorda piuttosto uno stivale che tenta di calciarli via, lontano, "al loro Paese". Tenacemente, migliaia di unghie stridono sulla superficie di questo purgatorio ostile, con il vento che accompagna le lacrime a casa, al focolare di quei natali che danno voce alla nostalgia. Al loro Paese ci tornerebbero, subito, risalirebbero lo Stige su quei barconi senza gloria, migliaia di fiori sradicati dal loro prato, ora ammassati in galere "umanitarie".
Sono numeri, sulla bocca di chi li maledice e li riduce ad un'orda endemica di parassiti senza .... continua a leggere
Secondo l'ONU sono più di un miliardo gli esseri umani che attualmente non hanno accesso a sufficienti risorse idriche per vivere. Un miliardo di persone per cui non sono garantiti bisogni primari quali alimentazione e condizioni igienico-sanitarie. Sono infatti meno di venti i litri d'acqua al giorno disponibili per una popolazione superiore a quella che abita l'intero continente europeo. Questa situazione fa morire ogni anno un milione e mezzo di bambini.
LA CRISI DI UN MODELLO INSOSTENIBILE
La gestione dell'acqua potabile è, e resterà a lungo, una delle prorità più alte su scala planetaria. A determinare lo squilibrio sono solo in parte i paesi emergenti e in via di sviluppo che aumentano la richiesta idrica ed energetica per la propria crescita; è soprattutto il mondo 'occidentale' (ormai diffuso e globalizzato al di là della collocazione geografica) con il suo stile di vita insostenibile e il suo modello produttivo basato sulla la chimera della crescita infinita, a prosciugare e compromettere quotidianamente le riserve idriche che la natura ha impiegato milioni di anni a costituire.
IL VALORE DELLE SCELTE QUOTIDIANE
Lo stile di vita di ciascuno di noi è determinante per .... continua a leggere
Pena di morte: più esecuzioni nel 2010, ma diminuiscono gli Stati-boia
La pena di morte nel mondo - Vedi mappa - Fonte: Nessuno tocchi Caino
Nonostante l'aumento di esecuzioni, nel 2010 si è confermata e anche nei primi sei mesi del 2011 “l'evoluzione positiva verso l'abolizione della pena di morte in atto nel mondo da oltre dieci anni”. E' il primo dato saliente del Rapporto 2011 di “Nessuno tocchi Caino” presentato ieri a Roma dall'omonima associazione. L'aumento delle esecuzioni (5.837 a fronte delle 5.741 del 2009 e delle 5.735 del 2008) si giustifica con l'impressionante escalation in Iran dove le esecuzioni sono passate dalle almeno 402 del 2009 alle almeno 546 del 2010.
I dati per regione
I Paesi mantenitori della pena di morte sono scesi a 42, a fronte dei 45 del 2009 e dei 54 del .... continua a leggere
Etiopia: terre fertili alle multinazionali mentre in migliaia muoiono di fame
Un'indagine condotta da Survival International rivela che alcune tra le terre agricole più produttive dell'Etiopia sono state sottratte alle tribù locali per essere affittate ad aziende straniere, anche italiane. Attualmente la regione è afflitta dalla peggiore siccità degli ultimi 60 anni, che sta lasciando milioni di persone senza cibo. di Survival International - 26 Luglio 2011
Un'indagine condotta da Survival International ha portato alla luce prove allarmanti del fatto che alcune tra le terre agricole più produttive dell'Etiopia sono state sottratte alle tribù locali per essere affittate ad aziende straniere.
Le società che si sono accaparrate la terra la utilizzeranno sia per la produzione di biocarburanti sia per coltivare ed esportare prodotti alimentari mentre, contemporaneamente, migliaia di Etiopi stanno morendo di fame a causa della terribile siccità in corso.
Ad essersi accaparrate ampi tratti di terra fertile situata nell'area del fiume Omo, nel .... continua a leggere
La carestia sta contribuendo ad aggravare la più grave emergenza umanitaria degli ultimi 60 anni che si poteva prevedere ma soprattutto si poteva evitare.
E' un film dell'orrore che abbiamo già visto. Volendo, avremmo potuto evitare la replica. La tragedia che sta sconvolgendo il Corno d'Africa e ha assunto dimensioni da catastrofe si poteva evitare. Ampie aree di Somalia, Kenya ed Etiopia sono nella morsa della carestia, un mostro che avanza e adesso minaccia anche Burundi, Gibuti, Sud Sudan e Uganda; in sostanza buona parte delle regioni dei Grandi Laghi e del Corno d'Africa. Undici milioni di persone sono a rischio fame; dei morti non esistono stime attendibili ma le proiezioni del disastro non lasciano scampo. Il commento quasi unanime degli operatori che in questi giorni sono in prima linea è da piaga biblica: giurano di non aver mai visto nulla del genere, che si tratta della peggiore crisi mai affrontata dall'Africa negli ultimi sessant'anni, che anche la carestia che colpì l'Etiopia tra il 1984 e il 1985 e fece un milione di morti non aveva assunto queste dimensioni.
Carcere: 100 i morti dall'inizio dell'anno e nuovi tagli all'orizzonte
100 detenuti morti dall'inizio dell'anno, un record al negativo tra i peggiori della storia repubblicana e che si affianca alla piaga ormai endemica del sovraffollamento. I dati sono quelli diffusi oggi dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, diramato attraverso la newsletter di Ristretti orizzonti. Il rischio, è che il dato registrato lo scorso anno venga non solo raggiunto, ma ampiamente superato. Morti sospette, un omicidio ormai certo, numerosi suicidi... una media d'età molto bassa, intorno ai 35 anni. Ingredienti esplosivi che hanno fatto scendere in piazza a protestare anche i direttori delle diverse carceri, arrivati ieri a Roma in massa. Il tutto accompagnato dalla nuova scure di tagli che graverà ulteriormente sugli istituti di pena, se, come è stato annunciato dall'amministrazione penitenziaria non ci saranno più fondi disponibili “per pagare i contributi a favore di quelle cooperative e imprese che hanno assunto detenuti dentro il carcere o detenuti fuori dal carcere”. Una mannaia che se davvero dovesse colpire la realtà carceraria comporterebbe un nuovo incremento degli internati: “Se ciò dovesse essere confermato - si legge in una nota .... continua a leggere